Alicia Gimenez-Bartlette, regina poliziesco rosa: “Una botta e via non è tradire”

Alicia Gimenez-Bartlette, regina poliziesco rosa: "Una botta e via non è tradire"

ROMA – “Una botta e via non significa tradire. Smettiamola con questi sensi di colpa”. Alicia Gimenez-Bartlette è la regina spagnola del poliziesco, da molti definita “la Camilleri di Barcellona”. Una vera e propria istituzione del cinema e della fiction di genere. Alicia  ora è approdata in Italia, al festival Bookcitydi Milano, per presentare il suo ultimo romanzo, “Gli onori di casa” (Sellerio, pp. 528, euro 15), nuovo capitolo della serie che ha per protagonista l’ispettrice Petra Delicado.

Gianluca Veneziani per Libero racconta il libro e la personalità di Alicia Gimenez, rispecchiata proprio nel libro:

Donna complessa e contraddittoria come indica l’ossimoro tra il suo nome (Petra, allusione alla durezza) e il cognome (Delicado, inno alla raffinatezza). Una duplicità di carattere di cui subisce le conseguenze il suo luogotenente Fermín Garzón, sorta di Watson o di Sancho Panza, che – col suo atteggiamento dimesso e burlone – cattura le simpatie del lettore e le ire del suo superiore.

Il suo libro è in tutti i sensi un omaggio all’Italia: in copertina c’è Pulcinella, la storia è ambientata parzialmente a Roma e il romanzo è stato pubblicato prima da noi che in Spagna. Da dove deriva questo legame con il nostro Paese? «È un amore che nasce dalla quantità di copie vendute, molto maggiori in Italia che altrove, e dal rapporto particolare con i lettori, con cui stabilisco un’empatia comunicativa. Italiani e spagnoli, mi viene da dire, si capiscono alla perfezione». È corretto definire il suo libro una sorta di Vacanze romane in versione noir? «In parte sì. L’inchiesta dei miei due protagonisti si svolge all’estero, come capita a molte indagini internazionali. Petra e Fermín sono infatti una coppia in trasferta, impegnata a lavorare.Ma,come nel film, finiscono anche per divertirsi». Nel libro lei racconta la vicenda di un imprenditore settantenne che muore, dopo essere andato a letto con una giovanissima prostituta. Si è ispirata a casi veri di baby escort? «Diciamo che ho sfruttato un fatto reale accaduto a Barcellona due anni fa. Allora la polizia spagnola riuscì a trovare l’assassino dopo appena una settimana. Ma, per il mio romanzo, occorrevano tempi molto più lunghi, così ho lasciato libero il killer per cinque anni».

Il libro, nonostante sia un noir, è pieno di spunti ironici. Quanto è difficile inserire l’elemento comico all’interno di una vicenda in cui si parla di crimini? «L’ironia permeè un bisogno. I crimini sono sempre terribili, per questo nella fiction avverto l’esigenza di edulcorare la realtà, aggiungendo anche agli episodi più tragici un tocco di umorismo». Per rendere più realistici i suoi romanzi, si confronta mai con giudici e operatori delle forze dell’ordine? «Certo, parlo sempre con i poliziotti, non solo per trarre spunti, ma anche per avere un loro giudizio, a libro ultimato. C’è ad esempio una poliziotta a cui chiedo di leggere i miei romanzi prima che vengano pubblicati. È lei la mia editor preferita. A volte cambio addirittura la trama se lei non ne è convinta». Facciamo un gioco, per capire quanto Bartlett-Giménez abbia in comune con la protagonista dei suoi libri. Petra Delicado dice di avere due vite parallele, una come poliziotta e l’al – tra come moglie. Anche lei ha due personalità diverse, a seconda che sia scrittrice o donna di casa? «Ultimamente sono riuscita ad armonizzare queste due anime, anche perché non faccio altro che scrivere quando sono in casa. Anni fa però, le assicuro, non era così». Il suo personaggio sostiene anche: «Sono molto più conservatrice di quanto sia disposta ad ammettere». 

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