LOS ANGELES – Pentobarbital. Un’iniezione di questa sostanza avrebbe ucciso Marilyn Monroe la notte del 5 agosto 1962, quando l’attrice americana più famosa al mondo cessò di vivere. Un’iniezione che Marilyn non si provocò da sola ma che le venne fatta dal suo psichiatra per ordine di Bob Kennedy.
E’, in modo stringato, la ricostruzione fatta dall’ultimo, l’ennesimo, libro dedicato alla misteriosa morte della Monroe ancora oggi classificata come suicidio. “L’assassinio di Marilyn Monroe: caso chiuso” (The Murder of Marilyn Monroe: case closed) di Jay Margolis e Richard Buskin del New York Times, in uscita il prossimo 3 giugno negli Usa, pubblicato da Skyhorse.
Il “come” è morta Marilyn si è un minimo chiarito nel corso degli anni. Il “perché” resta ancora un mistero. I due autori fanno chiaro riferimento al taccuino rosso dell’attrice, un diario personale in cui annotava i suoi pensieri e anche le confidenze ricevute dai fratelli Kennedy, il presidente John e il ministro della Giustizia Bob, entrambi suoi amanti nel 1962.
Quel taccuino è sparito e non è mai stato ritrovato. Certo la scena del “suicidio” ha sempre lasciato dubbi. La versione ufficiale parla di ingestione di barbiturici. Ma nella stanza della Monroe non sono stati ritrovati bicchieri d’acqua né tracce di vomito (cosa normale in questi casi di suicidio). L’ultima tesi, quella sposata dagli autori del libro, è che l’attrice sia stata stroncata con un’iniezione.
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