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“The Mission”, polemiche su reality: “Location è finta, povertà non c’è”

ROMA – Doveva essere il reality del coraggio, della difficoltà e della perseveranza. Doveva essere una finestra aperta sulla povertà del terzo mondo. A meno di una settimana dalla messa in onda di “The Mission” si riaccendono le polemiche sul reality più discusso degli ultimi mesi.

Stando infatti ad un video che gira in rete sembra che, di tutto quello che si era prefissato il reality, nella realtà vi sia molto poco. A puntare i riflettori e alzare un nuovo vespaio di polemiche ci pensa un post comparso sul Blog di Beppe Grillo da sempre impegnato nella battaglia del “cercare di fare casino a tutti i costi”. Questa volta il post è a firma del Presidente della Commissione Parlamentare Vigilanza Rai Roberto Fico. Si intitola “Rai, Mission e la tv della menzogna” e mette in risalto il video che mostra le prime riprese del nuovo reality “The Mission”.

A riprendere la questione è Claudia Casiraghi che su Libero Quotidiano evidenzia come, analizzando il video, di povertà e difficoltà nel reality se ne vedano davvero poche:

Paola Barale si presenta così alla famiglia congolese che dovrebbe sostenere: canottiera attillata, tatuaggi ben in vista e occhialoni dal vago sapore anni ’50. Trucco e capelli quasi perfetti rendono poco credibile la vocazione di missionaria che dovrebbe avere. E, ancor peggio, lei ed Emanuele Filiberto di Savoia, altro «volontario », non riescono assolutamente a centrare lo scopo del programma, riassunto nel diktat «sensibilizzare e non far spettacolo». La missione di cui Mamma Rai si è assunta gli oneri è quella di raccontare una realtà lontana da quella Occidentale, trasfigurando in immagini il dolore e la sofferenza dei profughi. Per i partecipanti non ci saranno premi da vincere, né tantomeno cachet stellari. Solo un rimborso spese, smisurato – e contestatissimo – ma pur sempre inferiore alle cifre percepite abitualmente da star e starlette”

Fico però non sembra vedere riscontro tra la “mission” di “The Mission” e la realtà dei fatti. Scrive nel post su blog di Beppe Grillo:

“La location? Tutto sembra tranne che un campo per profughi o sfollati. Quello che vediamo sembra un normale villaggio africano, con tanto di abitazioni in mattoni. È stato allora costruito un set cinematografico ad hoc? Il direttore di Rai Uno Leone disse che Mission sarebbe stato un esempio di “social tv”. Sembra più una via di mezzo tra un reality show e una fiction, con tanto di musica “drammatizzante”»”

Dal canto suo Nino Sergi, presidente dell’Intersos, ci tiene a rispondere alle accuse:

“«Le critiche a priori e addirittura le false ricostruzioni che circolano sul web sono inaccettabili. Ma pensano che siamo impazziti?»”

e precisa, ancora una volta, che

La presenza dei famosi ha l’unico scopo di fare da tramite ad un messaggio altrimenti poco condiviso. Anche Laura Iucci, funzionario Unhcr, si schiera a fianco di Sergi, avanzando ipotesi complottiste: «Il video diffuso in rete», sostiene, «è stato diffuso con l’obiettivo di distruggere un prodotto prima di averlo visto». «Si dice che la missione in Congo è stata girata in un tranquillo villaggio, invece a Doruma ci sono 17 mila sfollati», spiega difendendo l’onestà e la nobiltà d’intenti del programma, in nome della quale anche Al Bano si è lanciato al centro della bagarre. Come se i ripetuti interventi dall’aria un po’ mediatica non fossero sufficienti. Vero, repetita iuvant, ma questa più che ripetizione sembra pubblicità. Gratuita”

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