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Report e Moncler, oche (e clienti) spennati, delocalizzazione: cosa è successo

Report e Moncler, oche (e clienti) spennati, delocalizzazione: cosa è successo

ROMA – Oche spennate vive in maniera atroce e delocalizzazione della produzione: un vero e proprio putiferio si è abbattuto sull’azienda Moncler a seguito della puntata di Report andata in onda domenica 2 novembre.

La copertina della puntata di Report era chiara ed il disastro preannunciato: si sarebbe parlato di piume d’oca, delle terribili sofferenze delle oche letteralmente spiumate vive e lasciate in agonia con tratti di pelle viva sradicata, e del poco chiaro giro economico che si nasconde dietro queste attività.

E, come si era intuito, la puntata di Report non ha fatto sconti: la presentatrice, la giornalista Gabanelli, ha cominciato ad elencare le terribile tecniche di “spiumaggio” che si compiono negli allevamenti per ottenere la materia prima che poi le aziende di moda (secondo Report e secondo la Gabanelli) comprerebbero. Ed ecco che Report fa il nome della prima azienda italiana di piumini: Moncler. marchio francese acquistato da Remo Ruffini.

Dopo le indagini effettuate da Report, il programma avrebbe contattato Moncler chiedendo alcuni chiarimenti ma secondo quanto annunciato dalla Gabanelli, Moncler avrebbe chiuso le porte in faccia ai giornalisti rifiutando il confronto.

Tuttavia, Moncler era dunque al corrente che Report stava preparando una “puntata bomba” in merito all’argomento ma, sembra, che non abbia fatto nulla per correre ai ripari. E, a seguito della trasmissione, sui Social si è scatenato un putiferio.

LA PUNTATA DI REPORT:

La puntata di Report andata in onda ha riportato alla luce una verità che sarebbe da ipocriti far finta di “non conoscere”. I piumini che offrono i brand della moda sono “sporchi di sangue” di quella materia prima che, per essere ricavata, fa soffrire in maniera terribile le oche.

Non solo. Chi non si scandalizza del trattamento disumano riservato alle oche, potrà forse indignarsi per il costo di un piumino che, secondo quanto emerso da Report, non vale quello che è: non solo infatti le piume vengono letteralmente sradicate dalla pelle delle oche vive, ma quando arrivano in fabbrica vengono anche mescolate con piumaggio di scarsa fattura. Questo abbassa notevolmente i costi e, secondo quanto denunciato da Report, un capo che costa 1.200 euro al dettaglio, vale circa 30 euro per chi lo produce.

Ma non è finita: Report gira il dito nella piaga mostrando ancora un’altra realtà: la manodopera, che viene fatta nel paesi dell’est, dunque estremo risparmio e conseguente perdita di lavoro in Italia.

I PUTIFERIO SUL WEB:

Non appena il servizio di Report è andato in onda, sul web si è scatenato un vero e proprio putiferio. Il problema reale di tutta la questione è che non uno, non due, ma ben 3 fattori sono stati messi in evidenza contro l’azienda Moncler. Perché non solo l’azienda “pesta i piedi” agli animalisti e a chi è sensibile ai maltrattamenti sugli animali, non solo spenna in maniera atroce le oche. No, il brand userebbe anche materia prima di bassa qualità per risparmiare e delocalizza la produzione mandando a benedire gli operai italiani.

La polemica era prevedibile. E infatti, come è accaduto in molti altri casi, il popolo del web si è riversato sulla pagina Facebook di Moncler iniziando ad insultare minacciando boicottaggi.

E Moncler che fa? Lì per lì, niente. Semplicemente, lascia commentare.

Poi, a mente fredda, ha inserito nella propria pagina Facebook una schermata, un comunicato in cui tiene a precisare la provenienza della piuma:

“A seguito della trasmissione di Report di domenica 2 novembre, specifichiamo che tutte le piume utilizzate da Moncler provengono da fornitori altamente qualificati che aderiscono ai principi dell’ente europeo EDFA (European Down and Feather Association) http://on.moncler.com/1qmeCou

Poi, un’altra schermata:

“I nostri fornitori sono obbligati a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali come riportato dal codice etico Moncler (on.moncler.com/1tzCtGi) e sono situati ad oggi in Italia, Francia e Nord America”

Infine, Moncler nelle scorse ore ha pubblicato un comunicato stampa in cui ha dichiarato la totale estraneità nei confronti delle accuse mosse da Report. Secondo l’azienda non vi è alcun legame tra Moncler e i fornitori menzionati dalla trasmissione e i dati relativi ai costi di prodizione sarebbero incompleti.

Tuttavia, il comunicato non è servito certo a dissipare polemiche e commenti negativi. Anzi. secondo quanto si legge sul Fatto Quotidiano, nelle scorse ore Moncler ha subito un vero e proprio tracollo in Borsa. Si legge sul sito:

“Moncler crolla in Borsa, travolta dal rischio di una campagna di boicottaggio seguita all’inchiesta di Report andata in onda domenica 2 novembre. […] E proprio il sentore di un possibile boicottaggio del brand italiano a mettere in difficoltà il titolo in Borsa, dove il marchio di lusso ha chiuso la seduta in flessione del 4,88 per cento. Secondo gli analisti di Intermonte “il marchio Moncler è stato più volte citato nel corso del programma”, circostanza che può aver fatto una “pubblicità negativa al brand sulla clientela italiana” e tra gli animalisti”

 

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