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Regine arabe non piacciono più. Lalla, unica “first lady” che tiene

ROMA – Loro, regine di mondi lontanti. Salma Assad, Leila Ben Ali, Aisha Gheddafi, Rania di Giordania, fino a qualche anno fa erano il poker d’assi di un regno al confine tra due monti, l’Oriente e l’Occidente.  Le “firts lady” di mondi in cui le discriminazioni verso le donne si fanno ancora sentire, di paesi in cui, per le donne, è più difficile essere donna. Sono “capitolate” una ad una, piano piano, tra primavere arabe e guerre di civiltà il loro consenso si è lentamente dissolto. Tutte, tranne Salma Assad, “Lalla Salma” del Marocco, l’unica che, nonostante la crisi dei regimi medio orientali riesce ancora ad essere definita come una delle icone femmini­li del mondo arabo­.

Scrive Francesco De Remigis su il Giornale:

“Tra le «mogli» del­la Primavera araba, fuggite dal­la vita pubblica o dal loro stesso Paese dopo la caduta dei ditta­tori, Lalla è diventata simbolo di serietà. Lo era già due anni fa, quando la rivista inglese Midd­le East la­inserì tra le 50 persona­lità più influenti dell’area. Men­tre la velocità con cui la moglie di Ben Alì decise di lasciare la Tunisia, portando con sé quan­to più oro possibile, fu conside­rata una delle pagine più buie dell’assolutismo arabo. Questa settimana il settima­nale Jeune Afrique immortala la principessa marocchina in pri­ma pagina: la sua capigliatura, rossa e fluente, è quella di una 35enne che si mostra per ciò che è: una donna del popolo ca­pace di coniugare eleganza, protocolli regali e solidarietà, col fascino della tradizione. Senza risultare sgradevole o, peggio, antipatica”.

Piace Salma, e cattura sempre più consensi. Prima di sposare Sua Maestà Mohammed VI viveva in un appartamentino di Qbibat, quartiere popolare di Rabat, col papà insegnante rimasto vedovo quando Salma aveva solo tre anni. Con una laurea in ingegneria informatica, cercava di tirare avanti. Poi il matrimonio con il re del Marocco ma lei non ha mai pensato di voler rimanere all’ombra del marito. Cammina a piedi nudi per i palazzi del regno, un vero scandalo per quelle cullture e, ancora peggio, ha vietato al personale di corte di invocare ogni volta Dio davanti a lei.

Già i primi giorni di regno ha voluto chiarire le cose: chioma fluente rosso fuoco, si è presentata ai sudditi senza velo. Scandalo dello scandalo, un vero tabù per quelle culture lontane. Il popolo ancora la ama.

Altrettanto belle, forti e grintose le sue “colleghe” hanno predicato il pluralismo, hanno aperto la strada all’economia globale e cercato di influenzare il Paese sulla via della modernizzazione. Leila Ben Ali, Aisha Gheddafi, Rania di Giordania, a loro non è toccata la stessa sorte di Salma e i loro consensi sono scesi al minimo storico. Il loro tenore di vita lussuoso e fatto di sprechi in quei paesi non piacciono più. Quel popolo ridotto alla fame una “seconda occasione” alle regine non gliela dà.

Come è accaduto, scrive Francesco De Remigis, alla bella Rania di Giordania che

“dopo un perio­do d’oro, in quanto a consensi, è stata sommersa di critiche per i suoi sfarzi incuranti della crisi economica. Per non parlare del­la moglie di Bashar al Assad, sor­presa a fare shopping sfrenato a Londra mentre il popolo siria­no era alla fame e il marito presi­dente si preoccupava di sedare la rivolta a colpi di cannone”.

In quei paesi in rivolta, distrutti dalla guerra civile, vince la semplicità:

“Da lei, che quando può guida­re l’auto per le strade di Rabat lo fa senza autista, un segno di vici­nanza alla gente c’è sempre. La discrezione assoluta con cui porta avanti le cause femminili – solo recentemente si è lasciata fotografare con la figlia, duran­te una campagna di prevenzio­ne dei tumori – fanno il resto. Specie in un Marocco che in quanto a modernità deve anco­ra fare dei passi.
Quando nel 2011 Lalla parlò all’Onu, nella riunione riserva­ta alle first lady, scelse l’inglese nonostante non fosse ancora così abile. Ci scherzò sopra, ci­tando Shakespeare. Negli anni è diventata anche un punto di ri­ferimento per le altre première dame d’Africa:in Gabon,Costa d’Avorio, Mali e Burkina Faso le donne la adorano. E quando i giornali africani parlano di lei, che pure è molto riservata, tri­plicano le vendite”

 

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