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Pussy Riot Nadia, sciopero della fame: “Violenze e abusi in carcere”

MORDOVIA (RUSSIA) – Condizioni di lavoro disumane, violenze, ingiustizie e soprusi. La leader del gruppo russo “Pussy RiotNadezhda Tolokonnikova – o più semplicemente Nadia– ha annunciato uno sciopero della fame ad oltranza come estrema forma di protesta contro le condizioni al limite della decenza umana in cui vengono trattate le detenute del campo di lavoro di Mordovia, a 600 chilometri a Est di Mosca.

A renderlo noto in una lettera, pubblicata sul sito di informazione Lenta-ru, è stata la stessa Nadia. Nella missiva la ragazza, condannata per teppismo motivato da odio religioso, in seguito alla ormai celebre performance anti-Putin nella cattedrale di Mosca nel 2012, ha dichiarato che rifiuterà di svolgere il lavoro impostole, “finchè le autorità penitenziarie non rispetteranno le leggi e si comporteranno con le condannate come con esseri umani e non bestie”.

Non voglio rimanere in silenzio, rassegnata a guardare i miei compagni prigionieri collassare sotto il peso di condizioni simili alla schiavitù. Chiedo che vengano rispettati i diritti umani”, scrive nella lettera, in cui denuncia le dure condizioni di lavoro:

“Lavoriamo dalle 16 alle 17 ore al giorno. Dalle 7.30 di mattina a mezzanotte e mezza di sera. Se ci va bene, dormiamo quattro ore. Ci danno un giorno libero ogni sei settimane. Le mani sono piene di piaghe e buchi fatti dagli aghi; il tavolo è coperto di sangue, ma tu continui a cucire racconta.

Scrive Monica Ricci Sargentini su Il Corriere della Sera:

“Nadia ha accusato innanzitutto il vice direttore del suo carcere, Iuri Kuprianov, di averla minacciata di morte lo scorso 30 agosto dopo le sue lamentele.  ”Stai tranquilla, tra poco non avrai di questi problemi nell’ aldilà”, le avrebbe detto, secondo quanto riferito dal marito, Piotr Verzilov. Tolokonnikova, che deve rimanere in prigione fino al prossimo marzo, racconta che a pranzo, cena e colazione le prigioniere ricevono “avena, pane secco, latte annacquato e patate marce”. Per la minima mancanza scatta il divieto di poter utilizzare il cibo inviato dai parenti. I capelli si possono lavare solo una volta a settimana, ma a volte il turno salta perché la pompa dell’acqua non funziona oppure gli scarichi sono otturati. Per la pulizia intima le 800 recluse hanno a disposizione un solo bagno per cinque persone alla volta”.

E ancora:

“Ma tutto può essere tolto se le autorità decidono di punire le detenute: “Ci può essere il divieto di andare al gabinetto o quello di lavarsi, o quello di entrare nella baracca, anche d’inverno quando fa molto freddo”. Una detenuta si è vista amputare una gamba e le dita di una mano dopo essere rimasta nell’anticamera della camerata, dove non c’è riscaldamento, per un giorno intero. Una prigioniera rom, invece, è stata picchiata a morte un anno fa e il suo decesso è stato attribuito ad un aneurisma. Nadia finora non è stata percossa, perché è troppo famosa. Per lei si sono mobilitate le organizzazioni per i diritti umani e anche alcune star del mondo dello spettacolo, da Madonna a Paul McCartney”.

Ora, ha deciso di denunciare la situazione disumana in cui lei e le altre detenute sono costrette a vivere:

Rifiuto di lavorare in queste condizioni di schiavitù. Sarò in sciopero fino a quando l’amministrazione non ricomincerà a operare secondo la legge e fino a che le donne verranno trattate come esseri umani e non come bestie”.

Claudia Montanari

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