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Parrucchiere, legge che vieta i tacchi a spillo. È polemica

ROMA – Una legge che vietava le parrucchiere di portare tacchi a spillo, per motivi di sicurezza. Una legge che, a quanto pare, sembra sia stata ritirata con il pretesto di semplificare la burocrazia europea. A spiegare questa singolare proposta di legge è Giornalettismo, che scrive:

“A dare notizia della legge inconsueta era stato il giornale britannico Sun, che trova sempre un buon pretesto per attaccare Bruxelles, infatti circa un anno fa aveva scritto sulle sue pagine: «Ecco il nuovo stupido piano dell’Unione Europea che vuole vietare alle parrucchiere di portare i tacchi a spillo», riporta Le Matin“.

Una proposta di legge piuttosto inconsueta che, tuttavia, sembra sia stata ritirata. Si legge su Giornalettismo:

La questione sembrava caduta nel dimenticatoio, ma ha fatto il suo ritorno sulla scena politica lo scorso 2 ottobre durante un discorso del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. Il politico portoghese ha annunciato infatti un piano di riforma chiamato “Refit” per semplificare il funzionamento della burocrazia nell’Unione Europea: «Credo che l’Ue non debba essere coinvolta in tutto quello che succede in Europa», ha detto Barroso, aggiungendo che «deve essere più vicina ai cittadini», per esempio ritirando il disegno di legge che vorrebbe vietare i tacchi a spillo alle parrucchiere“.

Non tutti però sembra siano d’accordo sull’apparente insensatezza del progetto di vietare i tacchi alti alle parrucchiere:

“A Nyon, il segretario generale del raggruppamento dei sindacati UNI Global Philippe Jennings sostiene che dietro questo dibattito apparentemente senza senso vi siano delle problematiche molto serie sulla sicurezza del lavoro. Secondo Jennings infatti, il disegno di legge non avrebbe mai trattato il problema dei tacchi a spillo, ma avrebbe prodotto significative migliorie nell’ambito della sicurezza sul posto di lavoro e che la questione “tacchi a spillo” sarebbe stata usata per sedurre il governo britannico. Jennings inoltre mette in guardia: «il piccolo settore dei parrucchieri è stato usato da chi in Europa non vuole nuove iniziative in ambito sociale»”.

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