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Mutilazioni genitali femminili: potrebbero sparire entro una generazione

ROMA – Si chiama “Tolleranza zero” ed è il Programma di sensibilizzazione Unfpa e Unicef contro le mutilazioni genitali femminili.

L’obiettivo “tolleranza zero” sulle Mgf è al centro della conferenza internazionale sulle mutilazioni genitali femminili che si è aperta questa mattina a Roma con la partecipazione della Ministra degli Esteri Emma Bonino, di Babatunde Osotimehin, Direttore esecutivo dell’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) e Sottosegretario generale dell’Onu e a rappresentanti di paesi africani e di varie istituzioni e organizzazioni impegnate su questa tematica.

Entro la fine del 2013 almeno uno tra i quindici paesi africani (Burkina Fasu, Djibuti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mali, Mauritania, Senegal, Somalia, Sudan, Uganda) coinvolti nel Programma Comune di UNFPA e Unicef per l’eliminazione delle mutilazioni dei genitali femminili (Mgf) potrebbe dichiarare l’abbandono definitivo di questa pratica di violenza sulle donne nelle comunità del proprio territorio, mentre l’abbandono totale della pratica è possibile entro una generazione.

Il dottor Babatunde Osotimehin, portavoce dell’obiettivo “Tolleranza zero”, ha dichiarato:

“Si stima che ad oggi circa 125 milioni di donne e ragazze siano state soggette a qualche forma di mutilazioni di genitali, in 29 paesi fra Africa e Mediterraneo. Oltre 30 milioni di donne e bambine sono a rischio nei prossimi 10 anni. Chiedo alla comunità mondiale di unirsi all’impegno dell’Onu e di tante ONG internazionali perché questa pratica possa essere eliminata nell’arco di una generazione”.

Si legge sul blog “La27esima ora” del Corriere della Sera:

“Il Programma congiunto Unfpa-Unicef, basato sul rispetto dei diritti umani e con un approccio sensibile alle diverse culture, ha sostenuto gli sforzi nazionali e comunitari per porre fine alla pratica nei 15 Paesi in cui le Mgf sono più diffuse. Abbiamo introdotto un cambiamento sociale positivo rivolgendoci direttamente alla comunità, ai leader religiosi, alle donne, in particolare le più anziane, per far loro conoscere gli effetti nocivi delle Mgf. Ci siamo anche impegnati con chi opera le mutilazioni, per allontanarle/i da queste tradizioni dannose. Grazie alla collaborazione con i governi e le comunità, il Programma congiunto ha fatto passi significativi verso l’eliminazione delle Mgf. Oltre a rafforzare le strutture legali e politiche necessarie per eliminare la pratica, ha accelerato i cambiamenti nelle norme sociali e culturali.

In questo modo ha rafforzato la spinta per il cambiamento a livello mondiale, al punto che lo scorso anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione per «intensificare gli sforzi globali per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.» L’adozione all’unanimità della Risoluzione è un segnale forte dell’impegno collettivo per porre fine alle Mgf. La Risoluzione, co-sponsorizzata da circa 150 Paesi, fra cui l’Italia, sottolinea il fatto che la pratica è una violazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze e ammette che l’uso che ne viene fatto è per controllare la sessualità delle donne, arrecando loro grandi sofferenze. Fra le azioni intraprese, ci sono 40 Paesi in tutto il mondo che hanno adottato leggi per penalizzare la pratica: 24 Paesi africani e 12 dei 15 Paesi che fanno parte del Programma congiunto Unfpa-Unicef sulle Mgf sono in questo gruppo. L’Italia è stata una convinta sostenitrice del Programma, insieme ad altri Paesi europei, e ha fortemente contribuito al suo successo, sia con una parte delle risorse necessarie per rafforzare, sviluppare e potenziare i progetti esistenti per abbandonare le Mgf, sia giocando un ruolo fondamentale nel rafforzamento della legislazione e nel sostegno dei parlamentari africani nei loro sforzi per porre fine alla pratica”.

La conferenza che si è aperta a Roma in merito al drammatico problema delle Mgf è un segnale molto importante:

“L’obiettivo dell’incontro, al quale parteciperanno, ministri, dirigenti e rappresentanti della società civile, provenienti in particolare da Africa e Europa, è quello di consolidare l’impegno politico globale, dare forza e sostegno ad altre azioni nazionali e pianificare strategie specifiche per costruire un più ampio movimento di opinione che voglia far cessare le Mgf nell’arco della prossima generazione. Pur accogliendo con favore i successi finora ottenuti, i partecipanti alla Conferenza dovranno tuttavia discutere gli ostacoli che ancora devono essere superati per raggiungere il nostro obiettivo. Tra questi ci sono la necessità di maggiori risorse anche per poter raggiungere alcuni piccoli, ma determinati, gruppi che non vogliono cambiare queste pratiche. Chiediamo alla comunità globale di unirsi a noi nello sforzo essenziale per superare questi ostacoli e porre fine alle Mgf. Facciamolo, non solo perché sono pratiche dannose con effetti nocivi sulla salute riproduttiva e sessuale delle donne, ma anche perché si tratta di una grave violazione dei diritti umani fondamentali delle donne. Insieme, possiamo eliminare le Mfg in una generazione e aiutare milioni di ragazze e donne ad avere una vita più sana e completa”

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