Non solo Maria: traffico nero di bimbi venduti a 250 euro

Maria, l'angelo biondo e il traffico di bimbi in Grecia venduti a 250 euro

ROMA – La verità, alla fine, è più cruda di quello che perbenisti e benpensanti speravano. Non è stata rapita, la piccola Maria, bimba bionda e con gli occhi verdi trovata in un campo rom della Grecia centrale. La mamma di Maria sarebbe una donna bulgara di 35 anni, Sasha Ruseva. La donna avrebbe dato alla luce Maria in un ospedale di Lamia, sempre nella Grecia centrale, nel gennaio 2009 per poi affidarla alla coppia di rom con cui la piccola è stata trovata.

Uno dei figli della Ruseva, come ha riferito la Tv di Stato bulgara, ha detto all’emittente che sua madre ha riconosciuto la piccola quando ha visto la sua immagine trasmessa dalla televisione.

Una storia drammatica che tuttavia sembra non essere l’unica nel centro nero della Grecia.

Francesco Battistini scrive sul “Corriere della Sera:

“È pieno di Marie, qui. Sugli scalini sozzi, sui cofani delle Skoda scassate, attaccate alle tute sfatte delle nonne sdentate. Bambine come gattine, brade e furbe. Bionde e more. Circospette prima, chiassose poi. Piccole cicogne col fratellino in fasce da mostrare, «glielo dai un bonbon?». Ti portano davanti a un prefabbricato dei servizi sociali con le pietruzze grigie incastonate, il portico di tegole, la parabola tv, perfino la grondaia lilla e le grate antiladri: «Maria abitava lì».

L’ultimo domicilio conosciuto della bambina sconosciuta è meglio di dove dovrebbe vivere: c’è odore di minestra, una bottiglia di Coca-Cola vuota appesa con una corda per farla giocare, e per la notte un angolo di stracci gialli sul pavimento. «Sei un dottore del municipio?». No… «Quando viene il dottore, noi dobbiamo andare in piazza e aspettare che se ne vada».

Dal retro del prefabbricato spunta un barbuto spettinato, la sigaretta fra le labbra, una maglietta azzurra con la scritta dorata Chiellini. «Zio Giorgos». Ha un telefonino connesso alle breaking news – «trovati in Bulgaria i veri genitori di Maria» -, lo agita in aria. È pronto al tackle: «Avete visto che la bambina era una rom?…». Il collo venoso, urla un po’ in greco e un po’ in bulgaro. «Andate via! – il tassista capisce solo qualcosa -. Qui le volevamo tutti bene! La portavamo anche dall’oculista! Noi non siamo ladri di bambini! Voi siete ladri di verità!»”

Non è stata rapita, la piccola Maria. È stata venduta, come se questo potesse rasserenare gli animi.  Si legge sul Corriere della Sera:

“Bambini e verità si mischiano, nel cuore nero della Grecia. Di Maria, è falso il nome. Sono falsi i certificati e i genitori zingari, Christos ed Eleftheria Salis, smascherati con una retata e col Dna. Di Maria è incerta l’età dichiarata, 4 anni quando la dentatura dice sei. E poi quanti pregiudizi su quella foto estranea, inquietante d’una sottile biondina con gli occhi azzurri seduta in mezzo ai due Salis, corpulenti e scuri”.

Il mondo perbene rimetta a dormire gl’incubi, fate la nanna bimbi belli ché lo zingaro non viene più a rubarvi: Maria se la sono passata «fra loro». Non è l’americanina Lisa Irwin, come sospettava l’Fbi, sparita due anni fa a Kansas City. E non c’entra coi biondini che l’uomo nero porta via dall’Irlanda. Nemmeno c’è bisogno di mandare l’Interpol in Francia, in Svezia, in Polonia… Dopo dieci giorni di ricerche, ottomila telefonate dall’estero, indagini diramate in 190 Paesi, la verità fin troppo cruda su Maria l’ha raccontata un testimone e rivelata un giornalista: sarebbe la figlia di due tizzoni scuri che non le somigliano affatto, neppure loro, bionda perché albina, bianca come il latte e come cinque suoi fratellini credibilmente uguali, tutti con gli stessi problemi agli occhi, scovati ieri in una squallida baracca bulgara di Nikolaevo”.

La donna che giura di essere la madre si chiama Sasha e sostiene di averla “regalata” perché impossibilitata a mantenerla:

“«Non avevamo soldi, non avevamo documenti, avevamo fame… L’abbiamo vista in tv, abbiamo pianto, vorremmo riprendercela ma abbiamo altri figli…». A ridargliela, non ci pensano proprio. La nuova casa di Maria è vicino ad Atene, l’ong «Il sorriso del bambino»: l’hanno fatta ridere con una tuta grigia e rosa, due bambole nuove. «È ossessionata dalla pulizia, le lava di continuo». Frequenta già un asilo, non sa quasi parlare, nasconde il cibo sotto il letto, le piace ballare perché i due falsi genitori la stavano addestrando agli spettacolini di strada.
Regalata o venduta, i Rusev e i Salis devono rispondere d’abbandono-sequestro di minore e frode ai servizi sociali. E spiegare se Maria e tutti quei bambini che avevano nel prefabbricato, dichiarati all’anagrafe e in buona parte spariti nel nulla, servivano solo a prendere i 2.500 euro del welfare o più probabilmente a coprire altro”.

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