MALE (MALDIVE) – Stuprata dal patrigno a 15 anni, era stata condannata a 100 frustate e otto mesi di arresti domiciliari. Ma l’Alta Corte delle Maldive ha ora revocato la condanna. La sentenza di primo grado era stata emessa lo scorso febbraio, e la notizia aveva fatto il giro del mondo.
Si basava su una rigorosa applicazione della sharia da parte del tribunale per i minori. Ma immediate erano arrivate le proteste internazionali e quelle dello stesso presidente dell’arcipelago, Mohammede Waheed, che aveva ordinato alla Procura di ricorrere in appello.
Alla condanna i giudici erano arrivati dopo che la ragazza, durante l’interrogatorio, aveva confessato di aver avuto una relazione sessuale consensuale con un altro uomo, pur non essendo sposata. Il sesso prematrimoniale è infatti vietato alle Maldive, il cui sistema giuridico attinge alla Common Law britannica e alla sharia islamica.
Per l’Alta Corte, però, la ragazza era in uno stato di stress emotivo e “non era in grado di sostenere un processo”. Addirittura la ragazza aveva partorito un figlio avuto dal patrigno, ma l’uomo, insieme alla madre della ragazza, lo aveva ucciso.
La decisione dell’Alta Corte è stata salutata con “gioia” dal presidente Waleed, che ha risposto alle critiche affermando che “la linea del governo e’ di proteggere le vittime e lo si è dovuto nel rispetto del diritto”. Il governo ha riferito che la ragazza continuerà a ricevere assistenza.
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