Donne, italiane, tra i 30 e 50 anni? Sono le più pigre

donna stanca

ROMA – Siamo i più longevi, questa è la buona notizia. Peccato però che siamo anche tra i più pigri. Uno studio dell’università di Pelotas, in Brasile, pubblicato sulla rivista medica Lancet vede il 55% degli italiani pigri e sfaticati: per le donne italiane poi, tra i 30 e i 50 anni, sembra che lo spot sia un completo sconosciuto. La piccola consolazione è che, almeno, non siamo soli: Malta, Giappone, Cipro, Serbia e Regno Unito anche devono fare i conti con una “vivace” pigrizia.

Pedro C Hallal, autore della ricerca, ha individuato un “indice di inattività” per classificare quanto la popolazione di un paese sia attiva o pigra. L’indice è stato calcolato quantificando il “muoversi” come fare attività fisica di moderata intensità almeno 5 volte a settimana, oppure 20 minuti ad intensità vigorosa almeno 3 volte a settimana.

L’Italia si è posizionata al 17esimo posto, con un indice del 54,7%. contro la media mondiale del 31,1%. Peggio dell’Italia il Giappone, al 60%.
Tra i virtuosi delle attività e nemici della pigrizia ci sono i greci, con un indice del 16,6%. In fondo non può essere un caso visto che hanno inventato le Olimpiadi.
A dispetto, poi, dell’alto tasso di obesità, anche gli Stati Uniti sono più attivi degli italiani, con un indice del 40,5%, valore comunque ben superiore alla media mondiale.

Secondo Gabriele Rosa, cardiologo e medico sportivo, direttore del Marathon Sport Center di Brescia, molto dipende dall’educazione: “Quello che manca da noi è l’educazione allo sport: a scuola se ne fa poco e arrivati all’università mancano le strutture che hanno, per esempio, i campus americani. È un problema di sistema: si ripete sempre che muoversi fa bene ma poi non si insegna come ci si deve muovere”.

Matteo Simone, psicoterapeuta e psicologo dello sport, ha spiegato che “la “pigrizia” è maggiore tra i più giovani che nella fascia 30-50 anni. Gli over 30, infatti, cominciano a fare sport come fattore di aggregazione o per seguire i consigli di un medico”, mentre i giovani devono combattere contro la mancanza, oltre che di motivazione, anche di strutture idonee.

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