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Italiani in tempo di crisi: cosa comprano, come comprano e a cosa rinunciano

ROMA – La recessione economica si fa sentire e gli italiani, seppur con amarezza, sono costretti a delle scelte dettate dal risparmio. Così, secondo quanto emerge da uno studio della Coldiretti sembra che a farne le spese maggiori siano il settore dell’abbigliamento, che quasi 3 italiani su 4 sono disposti a tagliare (74%), quello dei divertimenti per cui il 72% dei cittadini è pronto a dire addio, e quello tecnologico le cui spese verranno ridotte dal 71% degli italiani.

Insomma, un quadretto impietoso quello della Coldiretti sull’impatto della recessione economica prevista da Bankitalia nel 2013 sulla spesa dei cittadini, in base all’indagine Deloitte.

In generale, vi è un cambiamento nel modo di fare acquisto, per riuscire a tenere sotto controllo le spese e non cadere nel superfluo. In primo luogo i consumatori italiani tendono sempre più alla pianificazione d’acquisto basata sulla convenienza dei prodotti e dei punti vendita. Vi è il ritorno alla cara vecchia “lista della spesa” per evitare gli acquisti di impulso, si ricorre alla ricerca su internet per confrontare prezzi e ricercare offerte promozionali, si fa lo slalom tra le corsie dei supermercati e la spola tra diversi punti vendita.

La Coldiretti fa notare che se il 61% degli italiani dichiara che effettuerà gli acquisti presso punti vendita più economici è anche vero però che oltre al prezzo, gli italiani continuano ad essere sensibili sia alla sostenibilità ambientale (8 italiani su 10 eviteranno di acquistare prodotti che hanno impatti negativi sull’ambiente) sia all’etica sociale (l’83% non acquisterà prodotti derivanti dallo sfruttamento di lavoro minorile).

Questa attenzione – precisa la Coldiretti – si traduce nel settore agroalimentare (che è la seconda voce di spesa familiare dopo l’abitazione) con una maggiore propensione ai prodotti locali magari a chilometri zero acquistati direttamente dagli agricoltori ed in generale al cibi Made in Italy che garantiscono primati dal punto vi vista qualitativo ma anche dalla sostenibilità ambientale e sociale.

Le produzioni italiane hanno il record del 99% di campioni regolari di frutta, verdura, vino e olio, con residui chimici al di sotto dei limiti di legge ma l’Italia ha anche il maggior numero di imprese biologiche in Europa (quasi cinquantamila) che coltivano un milione di ettari di superficie bio. L’agricoltura italiana, che ha scelto di non coltivare ogm, vanta anche – conclude la Coldiretti – la leadership nei prodotti tipici con 244 prodotti a denominazione o indicazione di origine protetti dall’Unione Europea mentre sono 517 i vini Docg, Doc e Igt riconosciuti in Italia.

Claudia Montanari

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