ROMA – Per la serie non è tutto oro quello che luccica, un’inchiesta del New York Times apre uno squarcio inquietante sulle condizioni di lavoro degli operai cinesi che creano i gioiellini della Apple. Perché quando li andiamo a comprare, pagandoli come piccoli lingottini d’oro, noi vediamo solo il risultato di estenuanti ore di lavoro. Risultati che brillano e che si chiamano iPhone, iPad, iPod… ma che, secondo il New York Times, sono il frutto del lavoro di persone sfruttate.
L’inchiesta parla di milioni di lavoratori cinesi costretti a rispettare turni estenuanti in stabilimenti tristemente noti per l’altissimo tasso di incidenti, spesso mortali, e di suicidi tra gli operai. Il New York Times parla soprattutto della Foxconn, un’azienda che è la più grande fabbrica della Repubblica Popolare cinese (un milione e 200 mila tra operai e addetti) che, oltre a quelli della Apple, assembla i prodotti di industrie come Amazon, Dell, Hewlett-Packard, Nintendo, Nokia e Samsung. La Foxconn è appunto entrata nelle cronache per una “epidemia” di suicidi tra i suoi dipendenti. E con le loro condizioni di lavoro non è difficile capire il perché: si parla di turni sulle 24 ore, sei giorni su sette, 12 ore per turno, senza potersi mai sedere, punizioni per i ritardatari, costretti a scrivere umilianti lettere di scuse, dormitori affollati all’inverosimile.
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