Compagno Versace: “ombre sulla sua morte”

Gianni Versace, all'asta la villa di Miami dove fu ucciso nel 1997

ROMA – Sono ormai passati 15 anni dall’omicidio di Gianni Versace ma Antonio D’amico, il compagno dello stilista dal 1982 fino alla sua morte, continua a non darsi pace e a dubitare della versione dalle autorità americane: “Non ho mai creduto alla tesi del mitomane, l’assassino ha agito su indicazioni altrui”.

Quando accadde il fatto la polizia statunitense incolpò infatti Andrew Cunanan, un tossicodipendente dedito alla prostituzione  e presunto serial killer, suicidatosi poco prima di essere catturato.

“Nè io nè Gianni avevamo mai visto Cunanan – ha dichiarato D’Amico in un’esclusiva intervista a Gente -. Il caso è stato chiuso troppo in fretta, gli americani volevano togliersi la patata bollente, la famiglia ha accettato la loro versione. Fosse stato per me, sarei andato avanti. Ma io, per la legge, non ero nessuno”.

D’Amico, dopo alcuni dissapori con la famiglia Versace per questioni di eredità e un tentativo di suicidio nel 2002, oggi sta meglio, nonostante il ricordo di Gianni sia ancora vivo nella sua mente. “Ho nuovi progetti, ho finalmente la voglia di esprimermi nella moda – ha concluso lo stilista -.

Da sette anni ho un nuovo compagno, Alberto. È un rapporto diverso, non conviviamo. Dopo l’esperienza totalizzante con Gianni, dopo aver dedicato la mia vita a un’altra persona, ho sentito il bisogno di gettare altre basi. Alberto lo capisce e mi rispetta. A volte mi capita di chiamarlo Gianni, lui sorride. Sa che il suo pensiero vivrà per sempre con me”.

 

Fonte: Adnkronos

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