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Gerusalemme, vincono le donne: libere di mostrarsi e di pregare

GERUSALEMME – La “questione” è religiosa, ma le donne di Gerusalemme sanno che sotto c’è molto di più. Vi è una radice oltranzista e maschilista per cui le donne non vengono considerate al pari degli uomini e non si tratta di preghiera o Fede, si tratta di ideologia.

Ma ora, sembra, qualcosa si muove. Perché a Gerusalemme delle donne ce l’hanno fatta e un cartellone ne è la dimostrazione. Un semplice spazio pubblicitario che raffigura la modella Bar Rafaeli in tutta la sua bellezza. A noi occidentali la cosa non suscita alcuna sorpresa, ma quel cartellone appeso sui muri di Gerusalemme dove, spiega Davide Frattini sul Corriere della Sera, “quando non si poteva farne a meno le donne venivano disegnate piuttosto che mostrarle in fotografia”, ecco quel cartellone è un grande successo per tutte le donne del luogo, che non sono nemmeno libere di apparire.

Davide Frattini scrive sul Corriere della Sera: “Il cartellone con la modella israeliana è il risultato della battaglia lunga diciotto mesi di un gruppo di attiviste. Combattono — come le femministe che chiedono di pregare al Muro del pianto alla pari degli uomini — l’esclusione e la separazione negli spazi pubblici: che siano i quartieri ultraortodossi, gli autobus con le aree riservate ai maschi, le cerimonie religiose. I pullman in servizio a Gerusalemme continuano a non esibire pubblicità con la presenza di donne, ma adesso hanno garantito l’eguaglianza nell’invisibilità e hanno smesso di far apparire anche gli uomini”.

Perché lì la situazione è drammatica. La visione oltranzista nega alle donne qualsiasi tipo di libertà: “L’esclusione femminile è il risultato di un crescente estremismo religioso — commenta Rachel Azaria, consigliere comunale, al quotidiano —. È un piccolo gruppo che prova a imporre la propria volontà a tutti gli altri: quando abbiamo cominciato a reagire la situazione è cambiata”.

Anche pregare davanti al Muro del Pianto, come gli uomini, per loro è proibito. Ma ora, finalmente, le cose stanno cambiando.

“Rabbini  e uomini di affari violano i diritti fondamentali delle donne:  ci vietano  di continuare gli  studi superiori, fatta eccezione per linsegnamento, siamo costrette a sederci in fondo ai bus, , sono previsti criteri  più rigidi per  l’ abbigliamentoe adesso si dichiara che intere strade saranno vietate  alle donne. Tutti  sono invitati a partecipare contro tale  radicalizzazione . Un paese libero e democratico non può permettere che una piccola fazione di uomini terrorizzi  interi quartieri”.

È il grido di alcune donne che vogliono che le cose cambino. Così, spiega Davide Frattini, “Alla fine di aprile un tribunale di Gerusalemme ha dato ragione alle Donne del Muro, l’organizzazione che dal 1988 combatte per poter pregare davanti alle pietre più sacre dell’ebraismo come gli uomini: vuol dire indossare i tallit(lo scialle da preghiera), i tefillin (scatolette di cuoio legate con le cinghie, contengono versetti sacri) e recitare la Torah ad alta voce (t’fila in ebraico vuol dire preghiera). Sono le quattro «T» simbolo della protesta che i rabbini haredim leggono come una sola parola: tradimento dell’ortodossia. Secondo il giudice, le donne non contravvengono alle «usanze locali», mentre la Corte Suprema dieci anni fa aveva preferito tutelare «la sensibilità degli altri credenti». Venerdì scorso sono arrivate in almeno cinquecento per la cerimonia prevista il primo giorno del mese nel calendario ebraico. Questa volta sotto scorta della polizia che le ha protette invece di arrestarle: attorno migliaia di ultraortodossi che hanno insultato loro e gli agenti («nazisti» «tornatevene in Germania»), hanno tirato pietre, spazzatura e bottiglie di plastica”.

E a nulla servono i provvedimenti del rabbino Ovadia Yosef, che ha chiesto ad alcune studentesse delle scuole religiose di invadere la piazza contro le donne “sovversive”.

A nulla serve perché, come ha spiegato al New York Times una delle leader del movimento, Anat Hoffman “I rabbini non sembrano capire che queste studentesse finiranno con il chiedersi “perché io no?”. Una domanda molto sovversiva”.

E, a quel punto, a nulla serviranno i compromessi.

 

Fonte: Corriere della Sera

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