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Gai Mattiolo assolto dopo 7 anni da accusa bancarotta: “La fine di un incubo”

Gai Mattiolo dopo 7 anni assolto da accusa bancarotta: "La fine di un incubo"

ROMA – Dopo 7 anni di battaglia legale Gai Mattiolo è stato assolto dall’accusa di bancarotta. Una sentenza, quella rilasciata dal Tribunale di Roma, che ha sancito la fine di un incubo per lo stilista, enfant prodige della moda italiana. Insieme a Gai Mattiolo anche altre sette persone sono state assolte, tutte componenti del suo staff. Il Tribunale ha fatto cadere le accuse con la formula “perché il fatto non sussiste” e, per un capo di imputazione, per sopraggiunta prescrizione. 7 anni, per Gai Mattiolo, segnati da quella  terribile mattina dell’8 dicembre 2008, quando è stato arrestato mentre era a casa sua. Intervistato da Valeria Arnaldi per il Messaggero, Gai Mattiolo si racconta. Racconta quel suo calvario durato 7 anni, i suoi sentimenti, il suo sconforto. E poi, infine, la giustizia, alla quale -dice- ha sempre creduto:

Assolto dopo sette anni: Gai Mattiolo, la sentenza è stata la fine di un incubo?
«Esattamente. Io non ero in aula e quando il mio avvocato mi ha inviato un sms con scritto “Assolto… assolto”, lo confesso, sono scoppiato a piangere. La Giustizia, in cui ho sempre confidato, finalmente mi ha dato ragione».

Una “ragione” arrivata dopo un periodo molto lungo…
«Lunghissimo. Sono sette compleanni, sette feste natalizie, sette celebrazioni di Pasqua e, nel mio lavoro, ben quattordici collezioni. Sono ancora sotto shock».

Gai Mattiolo ricorda il giorno dell’arresto:

«Il campanello ha suonato. Erano gli agenti della Guardia di Finanza venuti per arrestarmi. Ero impietrito. A modo loro, sono stati gentili, hanno capito il mio stato d’animo. Poi mi sono stati dati i domiciliari per quattro mesi. In tutti questi anni, ho continuato a lavorare per non pensare a quello che stava accadendo. Fortunatamente, ho sempre sentito il sostegno dei miei clienti».

Quanto si è sentito penalizzato nel lavoro?
«Tanto. Non sa quante volte, durante incontri di lavoro, anche all’estero, mi sono chiesto se la persona che avevo davanti sapesse delle accuse, se ne dovessi parlare io, se mi stesse giudicando colpevole. Un disagio di questo tipo ti impedisce di tenere sotto controllo la situazione».

Certo, una accusa di bancarotta ha pesato enormemente sul business e sul lavoro di Gai Mattiolo:

«Sono stato danneggiato in modo evidente. Tutta questa storia mi ha portato pubblicità negativa. A risanare il danno è stata la mia creatività e di questo sono contento, ma l’arresto è arrivato in un momento particolarmente importante della mia carriera. Se non ci fosse stato, chissà fino a dove sarei arrivato…».

Infine, parla dei danni morali, che forse sono davvero i più ingenti:

In sette anni, ha mai avuto paura di ciò che sarebbe potuto accadere?
«Sapevo di essere innocente e, quindi, ho sempre avuto fiducia. Però, certo, la paura c’era. Il mio avvocato mi rassicurava, diceva sempre: si capirà la verità. Per chi non è un criminale, è difficilissimo vivere un’esperienza del genere».

A distanza di tempo, ha capito come ha fatto a trovarsi in questa situazione?
«Me lo sono chiesto tante volte, senza riuscire mai a darmi una risposta».

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