Femminicidio: una violenza ogni 12 secondi. 5 consigli per le donne

Femminicidio: una violenza ogni 12 secondi. 5 consigli per le donne

11 Luglio 2013 - di Claudia Montanari

ROMA  – Femminicidio, i numeri parlano chiaro e sono drammatici: nei primi mesi del 2013 sono state uccise 81 donne, di cui il  75% nel contesto familiare o affettivo.  Più in dettaglio, ogni 12 secondi una donna viene colpita da atti di violenza di genere (fisica, verbale e psicologica).

Lo riporta il rapporto Eures-Ansa sull’omicidio volontario in Italia, da cui emerge un quadro della situazione tragico: tra il 2000 e il 2012 si contano 2200 donne uccise in Italia, con una media di 171 all’anno. Facendo dei calcoli, una media di quasi una donna uccisa ogni due giorni.

Vengono chiamati femminicidi ma forse il termine non riesce a rappresentare a dovere la drammaticità della situazione: ogni giorno 95 donne denunciano di aver subito minacce e 87 di aver subito ingiurie; 64 donne al giorno sono vittime di lesioni dolose, 19 di percosse, 14 di stalking, 10 di violenze sessuali.

Sempre secondo il rapporto, tuttavia, l’Italia è tra i Paesi meno esposti in Europa a questa tipologia di delitto. È la Germania (con 350 vittime donne nel 2009, pari al 49,6% delle 706 vittime di omicidio totali e un indice di rischio pari a 0,8 per 100 mila donne residenti) a detenere il primato negativo, seguita dalla Francia (288 vittime, pari al 34,3% e un indice pari a 0,9) e dal Regno Unito (245, pari al 33,9% e un indice pari a 0,8).

FEMMINICIDIO, 5 CONSIGLI PER LE DONNE

La dottoressa Barbara Bertolani, referente del Centro Antiviolenza presso l’Associazione Casa della Donna contro la Violenza di Modena, su Panorama.it dà cinque consigli per le donne vittime di violenza:

“E’ difficilissimo creare un vademecum per aiutare le donne a “fuggire” dalla violenza. Ciò che può essere risolutivo in un caso può invece trasformarsi in qualcosa di estremamente pericoloso se non addirittura deleterio per un’altra donna. Esistono tuttavia dei consigli, degli accorgimenti che le donne devono sempre tenere presenti per cercare di difendersi e liberarsi da uomini violenti, questi siano mariti, ex compagni, ex fidanzati, figli”

1. Rompere il silenzio: “Le vittime di violenza devono capire che è fondamentale spezzare una catena di silenzio e solitudine che l’uomo le ha creato intorno. Nella maggior parte dei casi le donne si ritrovano sole perché l’uomo ha fatto “terra bruciata” attorno a lei, questo per poterla possedere e fare di lei ciò che vuole- continua Bertolani- dunque il primo step è quello di cominciare a parlare. La denuncia eventualmente sarà successiva. Con chi deve parlare una donna maltrattata? Va bene un’amica, una vicina ma è fondamentale rivolgersi ad un centro antiviolenza perché possa essere consigliata e capita. Telefonando al numero di emergenza 1522, la donna maltrattata può ricevere consigli ad hoc per evitare di mettere in pericolo la propria vita. Questo è il primo filtro”

2. Il pronto soccorso:”Rivolgersi sempre al pronto soccorso e richiedere sempre la copia della cartella clinica o dei referti- spiega la referente del Centro- conservarli al sicuro. La donna deve costituire una documentazione che attesti in modo sicure e chiaro le violenze che ha subito affinché possa esserle di supporto per una eventuale denuncia e per un procedimento giudiziario  nei confronti di colui che le ha fatto violenza”

3. Fotografie: “Per chi non riesce o non può rivolgersi al pronto soccorso è fondamentale. Farsi delle fotografie dei lividi, delle abrasioni e delle violenze subite con il proprio cellulare o la macchina fotografica e poi archiviarle su un computer o meglio ancora inviarle ad una amica o a chi può conservarle in modo sicuro”

4. Grave pericolo: “Il cellulare deve essere sempre carico e sempre, sottolineo, sempre in tasca. L’esperienza acquisita negli anni con il Centro Antiviolenza ci permette di consigliare alla donna vittima di maltrattamenti di non staccarsi mai dal proprio cellulare che in casi di grave pericolo può essere determinante per chiedere aiuto alle forze di polizia o alle persone che abbiamo individuato come soggetti in grado di aiutarci e capaci di intervenire in situazioni critiche”.

5. Polizia e consulenze legali: “Ogni caso è a sé e non può essere valido consigliare a tutte le donne di rivolgersi subito alla polizia o alle forze dell’ordine- conclude Bertolani – per una donna denunciare il proprio caso al commissariato di polizia potrebbe essere come firmare la propria condanna a morte. Molte donne, ad oggi, sottovalutano la consulenza legale. Rivolgersi ad un avvocato talvolta può rivelarsi ancor più importante di una denuncia e il legale può “guidare” in modo corretto tutte le attività di difesa di cui la donna ha bisogno”.

“In Italia esistono decine di associazioni e centri che forniscono assistenza legale gratuita a tutte quelle vittime di violenza che non possono permettersi un  avvocato- spiega a Panorama.it, Vanna Tori, vice presidente dell’Associazione gruppo Donne e Giustizia di Modena – le donne vittime di violenza devono superare la vergogna e trovare il coraggio di rivolgersi a noi. Presso le nostre strutture avranno tutta la protezione e le consulenze psicologiche e legali di cui hanno bisogno” .