Il dramma delle spose bambine. Melinda Gates: “Fermiamo la violenza!”

Il dramma delle spose bambine. Melinda Gates: "Fermiamo la violenza!"
NEW YORK – Piccole, piccolissime. Nell’età in cui dovrebbero preoccuparsi solo del gioco, dello studio e poco altro, milioni di bimbe tra i 10 e i 18 anni vengono date in spose con l’inganno. Nella maggior parte dei casi vengono a conoscenza solo poche ore prima di ciò che spetterà loro nel futuro. Le famiglie organizzano la “festa”, in casa fervono i preparativi, la cena, le pulizie. Le bimbe assistono allegre e aiutano in casa non sapendo ancora di essere vittime, da lì a qualche ora, di quello che le Nazioni Unite chiamano una vera e propria violazione dei diritti umani. È quello che è accaduto per esempio ad Aisha tanti anni fa, che a distanza di tempo racconta ancora con dolore di quando fu data in sposa dai fratelli ad un uomo di 40 anni. Lei, di anni ne aveva solo 10.
Ed è quello che è accaduto pochi giorni fa a Selam, data in sposa a soli 11 anni. Il fenomeno però è straripante ed allarmante. Secondo un recente studio ogni anno sono circa 14 milioni le bambine date in spose a uomini che spesso nemmeno conoscono. Melinda Gates, moglie di Bill Gates, ha lanciato un appello perché il fenomeno sia arginato al più presto:
“Violenze, morti premature, niente più scuola: dobbiamo agire subito”
Attraverso la “Bill & Melinda Gates Foundation”, Melinda racconta l’agghiacciante fenomeno:
“Selam pensava che la cena in programma quella sera nella sua casa, in Etiopia, fosse una festa come un’altra. Aveva passato tutta la giornata ad aiutare i suoi genitori nei preparativi. C’era da cucinare, andare a prendere l’acqua, pulire tutto. Non le venne in mente di chiedere cosa si festeggiasse. Di certo non le venne in mente che quella notte sarebbe diventata la moglie di uno sconosciuto. Dopo tutto aveva solo 11 anni.
Fu solo quando gli ospiti furono arrivati che il padre di Selam le spiegò che quella era la sua notte di matrimonio. Lei fu presa dal panico e cercò di scappare, ma i suoi genitori la riportarono a forza dentro la casa. Alla fine della serata, Selam lasciò la sua casa per trasferirsi nell’abitazione dei suoceri, in un villaggio in cui non era mai stata e di cui non aveva nemmeno mai sentito parlare, lontana dai suoi amici, dalla sua famiglia e dalla sua scuola.
Questa storia devastante si ripete in continuazione. Ogni anno, in tutto il mondo, quasi 14 milioni di ragazze vanno spose prima di aver compiuto 18 anni. Complessivamente, all’età di 18 anni una ragazza su 3 è già sposata”
Come spiega Melinda, uno dei motivi principali per cui avvengono queste scelte che violano i diritti umani delle bambine è di tipo economico:
“Selam (non è il suo vero nome) vive nella Regione degli Amara, in Etiopia, un posto dove le percentuali di matrimonio minorile sono fra le più alte del mondo: 56 diciottenni su cento sono già sposate, e di queste la metà sono andate in sposa prima dei 15 anni. Quando i genitori di bambine come Selam scelgono di maritare le loro figlie, sono convinti di farlo con buone ragioni: garantire la sicurezza della figlia o assicurarsi una dote (che conta tantissimo per una famiglia che vive in estrema povertà). Ma quello che è più difficile vedere sono le ramificazioni sociali ed economiche a lungo termine.
Bambine piccolissime che vedono svanire il loro diritto (e spesso anche sogno) di ricevere un’istruzione:
“La cosa che più mi ha colpito è stato il loro desiderio disperato di poter continuare a frequentare la scuola. Una sposa bambina, così piccola che sembrava avere non più di 8 anni, mi ha detto che sapeva che l’istruzione era l’unica strada per andare via dal suo villaggio e dalla miseria, ma aveva paura che ora che si era sposata quella strada fosse preclusa per lei. E in effetti è quello che dicono le statistiche. Quando una ragazza lascia la scuola per anquesta dare in sposa, di solito perde l’opportunità di guadagnare un salario decoroso e contribuire all’economia della sua comunità. Quando una ragazza rimane incinta in età adolescenziale, di solito fa più figli di quelli che la sua famiglia può permettersi di nutrire e istruire. La loro salute ne risente, e anche la salute dei loro figli. Queste spose bambine sono prigioniere non solo del matrimonio, ma anche di un circolo vizioso di povertà che blocca loro, le loro famiglie, le loro comunità e le loro nazioni”
In un contesto così disperato, bisogna tuttavia essere ottimisti:
“Gli attivisti che si battono contro questo problema mi hanno detto che la loro sensazione è che a livello globale il fenomeno presto toccherà l’apice e comincerà a ridimensionarsi. E gli esempi positivi cominciano a emergere. Per esempio il Governo etiope sta prendendo misure per educare le comunità sui costi di pratica tradizionale nociva, fornendo incentivi alle famiglie perché facciano studiare le bambine e applicando una serie di misure legislative per mettere fine al matrimonio minorile”
Tuttavia, serve una soluzione lampo per salvare le spose bambine di adesso:
“Ma non bastano le leggi per debellare una pratica culturale profondamente radicata: perché questi provvedimenti possano produrre effetto serve tempo, e bambine come Selam questo tempo non ce l’hanno. Una strada per agire nell’immediato è fare in modo che queste ragazze abbiano accesso alle informazioni e ai metodi contraccettivi necessari per ritardare il momento di fare figli.
Per molte spose bambine, avere la possibilità di rinviare la prima gravidanza è letteralmente una questione di vita o di morte. I decessi collegati alla gravidanza sono la prima causa di morte fra le ragazze tra i 15 e i 19 anni di età nei Paesi a basso e medio reddito. Non avendo ancora un corpo pronto per fare figli, le bambine di questa fascia d’età hanno il doppio delle possibilità di morire durante il parto, rispetto alle ragazze fra i 20 e i 24 anni.
La notte del suo matrimonio, Selam si sentiva molto sola. Oggi possiamo stare al suo fianco fornendo alle spose bambine il supporto di cui hanno bisogno, e lavorando insieme per chiedere che la loro sia l’ultima generazione di bambine costrette a diventare spose”
Foto: LaPresse
 

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