Donne, lavorare all’estero? Ecco i 10 migliori paesi: Italia non c’è

Donne, lavorare all'estero? Ecco i 10 migliori paesi: Italia non c'è

ROMA – Donne, lavorare all’estero? Ecco i 10 migliori paesi: Italia non c’è. Hai intenzione di intraprendere un periodo lavorativo all’estero? Allora dovresti leggere i risultati di una ricerca inedita, anticipata all’Ansa da InerNations, la più grande community internazionale delle persone che vivono e lavorano all’estero, 3 milioni di membri in 390 città del mondo, che mostra la classifica dei 10 paesi in cui le donne possono intraprendere maggiormente una carriera lavorativa. Sono 7.000 donne expat, che vivono in 168 paesi, che hanno risposto nell’ambito del sondaggio annuale Expat Insider per far emergere questa speciale classifica, stabilita dalla media di tre fattori: livello salariale superiore all’estero, aspettative e soddisfazione per le prospettive di carriera, orario settimanale di lavoro.

Ebbene, secondo i risultato, Messico, Myanmar, Cambogia, Bahrein, Nuova Zelanda hanno le prime 5 posizioni. Kazakhstan, Gran Bretagna, Usa, Kenia, Irlanda le successive 5. L’Italia, a malincuore, si piazza al 64esimo posto, penultima prima della Grecia per possibilità di carriera, al 63 esimo per capacità di conciliazione vita lavoro e al 61 esimo per sicurezza professionale.

Non giustificabile, visto che in classifica sono presenti paesi considerati “difficili”. Basti pensare alla Cambogia, per esempio, il cui livello salariale è del 33%, la soddisfazione per le prospettive di carriera al 63%, le ore settimanali di lavoro 42,4. Ma soprattutto, il 26% delle espatriate afferma di aver trovato lavoro da sola e senza difficoltà. «Ci sono tanti modi per fare carriera e per realizzarsi in diversi settori» – racconta un’expat russa. Inoltre, il paese ha il più alto tasso di soddisfazione per l’orario di lavoro (82%) e per la sicurezza professionale (75%).

Più della metà delle donne che lavorano all’estero (51%) sono soddisfatte delle opportunità di carriera. Ma allo stesso tempo, un terzo di loro (33%) dichiara che il loro reddito all’estero è inferiore a quello che farebbero in un lavoro simile nel paese d’origine, rispetto a solo un quarto degli uomini (25%) che dichiara lo stesso, come rivela il network InterNations. Inoltre, la maggior parte delle donne che si trasferiscono all’estero per motivi lavorativi ha trovato un lavoro autonomo (47%).

Trasferirsi all’estero per la loro carriera: donne e uomini a confronto
Sebbene quasi un quarto delle donne (il 24%) si trasferisca all’estero per ragioni legate al lavoro, questo è ancora di 16 punti percentuali in meno rispetto agli uomini. Soprattutto tra gli expat inviati all’estero, le donne sono ancora molto più rare degli uomini: mentre solo il 7% delle donne sono state mandate all’estero dal datore di lavoro, gli uomini sono il 15%. Tuttavia, quando si tratta di essere auto-motivati, le donne hanno una grande risposta: l’11% delle donne emigrate dichiara di aver trovato un lavoro all’estero come motivo principale per trasferirsi all’estero, che è solo due punti percentuali in meno rispetto a tra gli uomini (13%).

Al di là dei numeri, dalla ricerca emergono ancora pregiudizi e stereotipi antichi: una donna che cerca soddisfazione professionale e carriera all’estero è ancora considerata una persona ‘strana’ (the odd man out), una sorta di fuggiasca, cosa che accade molto meno se l’expat è un uomo.

Qui il report completo.

 

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