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Diego dalla Palma: “Voglio programmare la mia morte…Chiamatelo pure suicidio”

MILANO -“Voglio programmare lo spegnimento del mio esistere. Qualcuno vuole chiamarlo suicidio? E allora, accidenti!, chiamiamolo suicidio! Per me, ha un diverso significato”: queste le parole di Diego della Palma, uno dei più famosi make up artist italiani. In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, il visagista spiega non solo di voler programmare la sua morte perché malato di artrosi, ma annuncia anche l’intenzione di vendere i suoi beni e dare il ricavato in beneficenza a favore dei bambini orfani, degli anziani e dei profughi.

Come prevedibile, il divo dell’estetica è stato accusato di non dare valore alla sua vita, ma lui si difende con queste parole:

“Evidentemente, i miei pensieri di ieri hanno alimentato in molte persone un solo ragionamento: quello collegato al mio desiderio di non vivere a lungo. Invece (e forse questa è una mia colpa), ciò su cui mi voglio concentrare è la donazione che desidero elargire ai bisognosi (soprattutto bambini orfani, vecchi soli e profughi), attraverso la vendita degli immobili che possiedo in Lombardia, nel Veneto e in Sicilia.

Ho precisato che di un paio di case (una nel Veneto e la dimora siciliana) sono costretto a vendere solo la nuda proprietà perché conto di abitarci per una decina di anni, o poco più. L’affetto, la stima, la tenerezza di una moltitudine di persone che hanno capito la mia decisione porta luce nuova nella mia vita. Grazie anche a coloro che hanno espresso malignità e cattiveria: era inevitabile. A costoro, dico di guardare e riflettere sui propri mali e su quelli del mondo anziché perdere tempo a odiare. Mi sento graziato dal destino quando percepisco di non somigliare a questa gente.

Per quanto riguarda il tema riguardante la fine della mia vita, desidero sia chiaro che non ho mai fatto mistero di tutto questo: l’ho resa pubblica più di una volta questa mia riflessione e sono da anni iscritto ad EXIT, proprio perché voglio programmare lo spegnimento del mio esistere. Qualcuno vuole chiamarlo suicidio? E allora, accidenti!, chiamiamolo suicidio! Per me, ha un diverso significato. Per me è solo un pensiero luminoso, positivo e concreto per evitare, fra qualche anno, pietismi, dolori morali e fisici, umiliazioni, atroci torture e corse ad ostacoli continue.

Purtroppo, ho ereditato il peggio di certe problematiche fisiche che hanno umiliato e reso infelici i miei genitori negli ultimi anni della loro vita. Quindi, ne devo tenere conto. Ma, lo ripeto, SONO SERENO, anche se TORMENTATO. Sono sereno, carico di gioia, di impensabili certezze e di nuova poesia. Perciò, se davvero mi volete aiutare, vi prego di non rimproverarmi, compatirmi, lodarmi né, tantomeno, ritenermi un essere speciale o un eroe. (…)
Tutti dovremmo chiederci: CHI SIAMO? CHE CAZZO STIAMO FACENDO? TUTTO QUESTO, E’ GIUSTO?
Vi prego, semplicemente, di cercare di aiutare, tramite me, una piccola parte di chi vive dentro l’ingiustizia e, spesso, per questo muore.

Per la mia, di morte, c’è ancora tempo! Sparirò quando lo riterrò opportuno, salutando prima le persone che amo (voi compresi). Ho programmato già tutto, nei dettagli, con una lucidità e un senso lirico che mi fa vedere il sole anche nel cuore della notte.

Ed ora, ecco un esempio dell’aiuto che chiedo. Un’ipotesi: avete un amico facoltoso, ricco, con ingenti disponibilità economiche, generoso e amante della giustizia? Costui potrebbe essere interessato ad acquistare degli immobili di pregio per sé o per i propri cari? Ebbene: può partire una trattativa su come e cosa fare. Per il resto, a voi, a voi naviganti come me, un abbraccio. Come quelli che vi faceva vostra madre quando eravate piccoli.

P.S.: E’ prematura qualsiasi segnalazione di associazioni umanitarie o di strutture di accoglienza e d’aiuto. Prima di tutto, è necessaria la disponibilità economica attraverso la vendita degli immobili e poi, conseguentemente, l’aiuto mirato di bisognosi. Solo allora, si valuterà (vorrei farlo insieme a voi, tenendomi aggiornati sui vari passaggi), come procedere verso lo scopo e l’azione finali”.

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