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Data alle fiamme e sfigurata da donna gelosa: dopo 2 anni si leva la maschera

Data alle fiamme e sfigurata da donna gelosa: dopo 2 anni si leva la maschera

PERTH (AUSTRALIA) – Data alle fiamme e sfigurata in volto da una donna gelosa della sua bellezza: dopo 30 mesi di interventi, agonie e sofferenza è pronta a togliersi la “maschera”. Dana Vulin era giovane, solare e bella, troppo bella. Tanto da portare una donna gelosa della sua bellezza a bruciarla viva.

Una drammatica vicenda ci arriva dall’Australia e ci viene riportata dal Daily Mail. Nel febbraio del 2012 Dana Vulin è stata data alle fiamme da Natalie Dimitrovska, gelosa che la bella ragazza avesse conosciuto suo marito ad una festa alcune sere prima. Natalie si è introdotta in casa di Dana, ha versato dell’alcol sulla ragazza e le ha dato fuoco. Da allora, per due anni e mezzo, Dana ha deciso di nascondere le ustioni che ricoprivano due terzi del corpo, con una tuta integrale, che ha nascosto anche il volto. Fino ad oggi, quando la ragazza ha avuto il coraggio di togliersi la “maschera”.

E Dana è apparsa bellissima, con il suo nuovo volto segnato dall’agonia e dalla paura ma anche dalla speranza e dalla voglia di ricominciare.

Si legge sul Daily Mail:

Cosa si aspetta che la gente ora riesca a vedere in lei?
‘Spero che le persone riusciranno a vedere la forza, il potere, la fiducia, il rispetto di sé, il coraggio, la determinazione – e spero che vedano anche le cicatrici, perché sono una parte integrante di me adesso… Io sono una nuova Dana. Io sono quello che vedete‘, ha aggiunto. Uscire per un caffè con la sorella, Svetlana, ed essere in grado di bere il caffè da una tazzina, invece di doverlo sorseggiare con la cannuccia, sarà ora la norma per la signora Vutlin.”

La vicenda:

Dana si trovava in casa sua a Perth, Western Australia, quel terribile 16 febbraio del 2012 quando Natalie Dimitrovska, l’ex moglie gelosa di un uomo di nome Edin che la sig.ra Vulin aveva incontrato a Capodanno, si fermò davanti a lei.

Fu un attimo: Natalia le scagliò contro una bottiglia di alcool denaturato e le diede fuoco. Dana ha raccontato al Daily Mail:

Ho preso istantaneamente fuoco. Ero una palla di fuoco umana. Nel momento in cui ero in fiamme, la Dimitrovska e il suo complice di sesso maschile, si sono messi a ridere e sono corsi fuori dal mio appartamento

A seguito di quella terribile aggressione la vita di Dana si è trasformata in un inferno. Ha sofferto un dolore straziante per molti mesi a causa delle molteplici ustioni ed è stata costretta a indossare la tuta a pressione e la maschera oltre a subire innumerevoli operazioni:

Sono stata senza volto e ti fa sentire come una nullità, come essere nessuno. Io sapevo chi ero, ma ero beige. Non si poteva vedere alcuna espressione sul mio viso, né la mia bocca e neppure il mio naso, si potevano vedere solo i miei occhi,  ma non le mie sopracciglia. Mi faceva sentire una cosa vuota, che è il modo migliore per descriverlo”

Nell’ottobre del 2013 Natalia Dimitrovska è stata condannata a 17 anni  di carcere per lesioni personali gravi.

Nella sentenza, il giudice Bruce Goetze ha descritto l’attacco inserendolo nella categoria delle peggiori lesioni personali gravi fatte con intento di arrecare terribili danni fisici. Ha detto che l’aggressione è stata premeditata visto che nelle settimane precedenti la Dimitrovska aveva minacciato di “rovinare la bella faccia” di Dana. La Dimitrovska era scappata dopo aver dato fuoco alla sua vittima. Il giudice Goetze ha detto:

“E’ davvero difficile immaginare come un essere umano possa aver lasciato un altro essere umano avvolto dalle fiamme ed essersene andato ridendo. È assolutamente inimmaginabile come non le sia venuto in mente di spegnere le fiamme, o almeno cercare di farlo, o provare a chiedere aiuto. Invece, ha riso ed è corsa via”

Tuttavia, la Dimitrovska ha fatto appello e la sentenza sarà emessa nelle prossime settimane. Dana ha commentato:

“Io non ho la possibilità di fare appello alla mia condanna a vita. Il carcere è niente in confronto allo stare almeno un’ora nelle scarpe che riempio”.

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