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Il corredo matrimoniale? Adesso è tornato di moda

E dire che fino a un paio di decenni fa era irrinunciabile e le regole per comporlo erano piuttosto rigide: in totale si dovevano prendere 12 pezzi per tutti i capi della casa a seconda dell’uso: cucina, tavola, bagno, letto.

Stiamo parlando del corredo ovviamente, di cui, negli ultimi anni, sembra si stia prendendo di nuovo l’abitudine di prepararlo e farlo preparare. Infatti, complici da una parte le nuove tendenze che vedono il ritorno del vintage, complici le collezioni di Dolce & Gabbana del 2012 che vedevano, trionfanti, pizzi e merletti in stile siciliano del ‘700 – ‘800, ecco che il rito del corredo matrimoniale sta tornando di moda.

Si legge sul “Corriere della Sera”: “La biancheria dei vecchi corredi va a ruba nei mercatini e su e-Bay: i prezzi sono buoni, la qualità ottima. Gli atelier che non hanno mai messo di trattare merletti e tessuti preziosi lavorano bene”.

Lucia Caponi, marchio fiorentino famoso per essere “entrato” in case celebri quali Getty, Rothschild o Madonna, spiega: “Certo, ci siamo un po’ modernizzati anche noi. Più raso di cotone e meno lino, complicato da stirare, ricami semplici, vestaglie foderate di satin, spugne morbidissime. Tessuti scelti, non dieci anni prima del matrimonio, ma quando la casa è quasi pronta, per abbinarli ai colori delle camere. Letti habillé: vanno moltissimo. Nel nostro mercato non c’è flessione. E aumenta la voglia di cose che durano”.

Ed è proprio in questi giorni di fine gennaio, che per tradizione vengono chiamati Fiera in Bianco, vi è una vera e propria caccia alle occasioni, soprattutto da parte dei prossimi sposini.

Un elemento che rimane fondamentale è sicuramente la qualità: il corredo deve durare il più a lungo possibile. Per ottenere un corredo matrimoniale completo è fondamentale non omettere: un piumone invernale, un trapuntino leggero, una coperta di lana e un copriletto di piquet o di seta; varie parure di lenzuola, di cui almeno una in lino o in seta.

Poi, c’è chi bussa alla porta dei conventi; sul Corriere della Sera si legge: “Al monastero di santa Caterina a Macerata, famoso per il suo laboratorio di ricamo, si arriva con il passaparola e ci si mette in coda. Il messaggio filtra anche attraverso le soap: «Centovetrine» ha dato visibilità alle tovaglie della Tessitura Pardi di Giano dell’Umbria. La stoffa a spighe vista sulle damigelle al matrimonio di Letizia Ortiz con il principe Felipe di Borbone era la loro. Non tutti hanno ambizioni e possibilità regali, ovvio, ma una bella trapunta (da tremila euro in su) sfida il traguardo delle nozze d’argento”

Claudia Montanari

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