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Colombia, donne: sciopero del sesso. Uomini in astinenza per strade sicure

BARBACAOS (COLOMBIA) – Sciopero del sesso per ottenere strade asfaltate e più sicure. Accade a Barbacaos, in Colombia dove alcune donne hanno deciso di iniziare un vero e proprio sciopero del sesso fino a che le loro richieste non verranno accontentate. Le donne fanno parte del movimento “Crossed legs movement“, ovvero “Movimento delle gambe incrociate” e lo sciopero del sesso è stato indetto per poter ottenere delle strade più sicure visto che nello stato attuale delle cose impiegano più di 14 ore per raggiungere la città più vicina (dove si trovano gli ospedali e i servizi pubblici fondamentali).

Proprio a causa del lunghissimo tempo di percorrenza della strada dissestata, nel 2011 una donna incinta è morta insieme al suo bambino in ambulanza, perché il mezzo è rimasto bloccato e gli operatori non sono riusciti a portare in tempo la donna in procinto di partorire in ospedale. A seguito di questa vicenda già nel 2011 le donne del movimento -compresa la giudice Marybell Silva– avevano scelto di praticare lo sciopero del sesso portando avanti la protesta per tre mesi e 19 giorni.

Come si legge sul blog “Anziparla” de il Manifesto, la portavoce dell’iniziativa, Rubino Quinonez ha spiegato:

“«Perché far venire al mondo i bambini, quando non possiamo neanche offrire loro i più elementari diritti? Abbiamo deciso di smettere di fare sesso e di smettere di avere dei figli fino a quando lo Stato non manterrà le sue promesse». Nonostante le numerose proteste e persino uno sciopero della fame, nessuno aveva dato a questa storia la dovuta attenzione fino a quando l’idea di uno sciopero del sesso aveva fatto loro guadagnare molto spazio nei media del mondo. Il governo aveva allora promesso dei fondi (21 milioni di dollari) per sistemare una prima parte della strada che collega il paese alle città più vicine. Promessa che, però, non è stata oggi pienamente mantenuta”.

Le donne stesse del movimento non trovano del tutto giusto utilizzare l’erotismo come arma di ricatto, tuttavia comprendono bene che l’astinenza dal sesso sia l’unica molla che spinga gli uomini del paese ad agire per sistemare la strada. Da qui, la decisione di eliminare ogni rapporto sessuale con il proprio compagno finché il lavoro non verrà portato a termine.

Quella dello sciopero del sesso è, in fondo, una “pratica” utilizzata già nell’antichità. Si legge su “Anziparla“:

“Il primo a raccontare uno sciopero del sesso fu Aristofane nella Lisistrata, una donna di Atene che propone alle compagne  della città di indire uno sciopero del sesso poiché gli uomini  impegnati nelle battaglie della guerra del Peloponneso, non si occupavano più delle loro famiglie. Vi sono altri esempi, fuor di commedia. Sempre in Colombia, nel 1997, il capo militare del paese si era appellato alle mogli dei guerriglieri e dei signori della droga perché smettessero di fare sesso. Nel 2006 , le mogli e le fidanzate dei membri di alcune bande nella città di Pereira avevano fatto lo stesso, per mettere fine alle continue violenze. Con lo stesso obiettivo, nel 2011 nell’isola di Mindanao nelle Filippine, un gruppo di donne è riuscito con successo a risolvere le rivalità tra alcuni clan”

E ancora:

“L’esempio più conosciuto e recente di uno sciopero del sesso è quello di Women of Liberia mass action for peace, il movimento pacifista che nel 2003 contribuì a mettere fine a una guerra civile che durava da quattordici anni e ad aprire la strada all’’elezione della prima donna presidente di un Paese africano, Ellen Johnson Sirleaf. Quella pratica fu però più o meno pubblicamente sconfessata dalla sua ispiratrice, Leymah Gbowee Premio Nobel per la pace nel 2011 con la motivazione: “per la sua battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”. O meglio: Gbowee ha messo in dubbio la sola efficacia dello sciopero del sesso rispetto ad altre azioni dirette che le donne della Liberia misero in pratica: manifestazioni di massa e sit-in. Nella sua biografia ha scritto che dopo un mese di sciopero non vi furono molte ripercussioni pratiche, ma spiega anche che quella pratica fu estremamente preziosa per attirare l’attenzione dei mezzi di comunicazione internazionali: «Quando l’idea di uno sciopero del sesso venne proposta alle donne che con me lottavano per la pace, loro risero. Eppure io pensai: come donne, avete il potere di negare a un uomo qualcosa che lui vuole, fino a quando anche tutti gli altri uomini smetteranno di fare quello che stanno facendo»”.

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