Randagismo, è allarme: in Italia ultima stila nel 2007, circa 600.000 cani randagi

5 Marzo 2012 - di Claudia Montanari

ROMA- I gravissimi casi recenti, accaduti negli ultimi giorni nel livornese e in provincia di Milano per cui due persone hanno perso la vita dopo essere state aggredite da cani randagi, ha messo in rivolta L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, che ha fatto appello al Ministro della Salute Renato Balduzzi: “Italia incivile, urge un vero piano di intervento”.



In fondo, come spiega Il Corriere della Sera, l’ultimo censimento sui cani randagi in Italia (da cui vennero fuori ben seicentomila “senzatetto” costretti per sopravvivere a riattivare gli istinti primordiali e a fare branco) è del 2007.

Eppure, le leggi che impongono ai Comuni e alle Asl di catturare, sterilizzare e prendere cura degli animali vaganti, esistono eccome. Il problema di fondo, denuncia la Lega antivivisezione, è che “a queste cifre non corrispondono adeguate cure per gli animali”. Si legge su Il Corriere della Sera: “I randagi sono 1,5 milioni, almeno tre volte quelli stimati e molti sfuggono al controllo: basti pensare che a Lampedusa ci sono 5mila abitanti e 400 randagi. Milano e Livorno, però, fanno storia a sé. Quei randagi vivono ambiti di confine della città ma accanto a persone che in qualche modo li alimentano. Non è randagismo ma gestione inadeguata, maltrattamento”.

E, per quanto riguarda i randagi, si legge come i cani che prima avevano una famiglia, e poi abbandonati, siano potenzialmente molto più pericolosi dei cani da sempre randagi: “Il cane ferale, figlio di randagi che non ha mai conosciuto l’ uomo, potenzialmente è meno pericoloso di un cane che è uscito da un sistema familiare e, reintrodotto in un sistema naturale, riattiva il suo istinto atavico primordiale, si unisce ad altri e fa branco. Questo conosce l’ uomo, i suoi limiti”.

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