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Boko Haram, parla Sakinah: “Torture, botte, ecco come sono fuggita”

CHIBOK (NIGERIA) – Prigioniera delle milizie di Boko Haram. Giorni di terrore, di ingiustizie, di stupri e torture. Ora l’incubo è finito e Sakinah, una delle 60 ragazze rapite e poi scappate, racconta la drammatica storia.

Nel giugno scorso Sakinah e decine di altre donne sono state rapite dai guerriglieri della setta islamica a Kummabza, villaggio a pochi chilometri da Chibok, paese in cui pochi mesi prima erano state rapite dagli stessi jihadisti altre 200 ragazze facendo scoprire al mondo il conflitto che da anni funesta questa terra.

Pietro Del Re ha raccolto per Repubblica  la testimonianza di Sakinah per telefono grazie a Mohammed Asabe, un ex camionista diventato comandante di una milizia di difesa anti-Boko Haram, conosciuto lo scorso maggio proprio a Chibok. Pietro del Re scrive su Repubblica:

“Dice Sakinah: «Il ricordo più terribile? Poche ore dopo il rapimento ci hanno parcheggiate in una foresta che pullulava di serpenti velenosi: due di noi sono state morse e dopo atroci sofferenze sono morte entrambe ». La ragazza dice anche che le ore drammatiche del suo rapimento le rimarranno impresse finché vivrà: «Quella notte una cinquantina di uomini armati è piombata sul mio villaggio a bordo di pick-up sventagliando raffiche di mitra, incendiando le case e uccidendo chiunque incontrasse sul suo cammino. L’attacco è durato almeno tre giorni, al termine dei quali ci hanno caricato con loro e portate via». Solo venerdì scorso, dopo essersi liberata, Sakinah ha appreso che durante quell’assalto le falangi islamiste avevano ucciso trenta uomini, e che altri trenta, per lo più ragazzi molto giovani, erano stati anch’essi rapiti sia per arruolarli come bambini-soldato sia per farne schiavi sessuali. L’altra cosa che Sakinah ignorava fino a ieri è che il suo villaggio, Kummabza, è stato interamente dato alle fiamme. I pochi sopravvissuti alla furia jihadista hanno dovuto riparare in altri villaggi, o nel vicino Camerun

La ragazza racconta i terribili giorni di prigionia:

“«Siamo state trattate come bestie. Bastava una parola di troppo per esser prese a calci o a bastonate. Ci hanno anche affamate e assetate, mentre loro mangiavano dalla mattina alla sera, davanti a noi, come per farci sentire con più crudeltà i morsi della fame. Tre donne e due bambine si sono ammalate, probabilmente per l’acqua infetta che ci davano da bere. Erano così deboli che purtroppo non sono potute scappare con noi»”

Gli stupri:

“Quando le chiediamo se i guerriglieri hanno infierito sessualmente su alcune di loro, Sakinah non risponde, per pudore o forse perché il ricordo di quanto ha subito è ancora troppo fresco e doloroso per poterlo esternare. Ma nel silenzio, ci dice il capo della milizia di difesa, il volto della ragazza si riga di lacrime. In passato, altre donne rapite hanno testimoniato di essere state stuprate da uomini di Boko Haram, a conferma del fatto che i membri di questa setta si comportano più spesso come vili predoni che come continenti guerrieri di Allah. Degli stupri compiuti dagli jihadisti africani parla anche un recente rapporto di Human rights watch, una delle più attendibili organizzazioni umanitarie”

Poi, Sakinah parla di come è riuscita a fuggire dalla terribile prigionia:

“«È stato facilissimo: improvvisamente non c’era più nessuno a sorvegliarci, e ci siamo semplicemente allontanate dal luogo dove eravamo segregate », spiega Sakinah, la quale non poteva sapere che nel frattempo i loro carcerieri avevano sferrato un attacco a una caserma e a un commissariato della vicina Damboa e che molti di loro erano rimasti uccisi.
Ma nelle mani di Boko Haram ci sono ancora le 219 studentesse catturate nella notte fra il 14 e il 15 aprile a Chibok. E ogni giorno che passa diminuisce le speranza di poterle liberare, perché è verosimile che le soldatesche islamiche se le siano già spartite come bottino di guerra”

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