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Edoardo Nesi: “Dibattito sull’art. 18? È segno dell’incapacità politica!”

Edoardo Nesi

“Tutto questo dibattere sull’articolo 18 è il segno dell’incapacità della classe politica, e confindustriale, di avere un progetto vero per il futuro. Possibile che invece di pensare a come creare nuove aziende in grado di assumere, ci si accapigli sulle modalità di licenziamento? In quale altra nazione potrebbe accadere un cosa del genere!?”. Lo afferma, all’Adnkronos, lo scrittore Edoardo Nesi, Premio Strega 2011 con ‘Storia della mia Gente’, del quale arriva in questi giorni in libreria ‘Le nostre vite senza ieri’, legittimato ad affrontare il tema per le materie trattatte nei suoi libri e anche per i suoi trascorsi da industriale, per 15 anni alla guida dell’azienda tessile di famiglia, a Prato.

“Chi sostiene l’abolizione dell’articolo 18 dice che così le multinazionali saranno invogliate ad aprire filiali da noi, ma le multinazionali al primo stormire di foglie sui mercati se ne vanno senza colpo ferire, chiudono e basta. Lo hanno già fatto”, prosegue Nesi e poi punta il dito sulle aziende italiane: “Buona parte hanno un’idea di business antica. Sembra essersi spezzato il meccanismo che creava un ricambio imprenditoriale con la nascita di imprese nuove capaci di fare cose diverse. Oggi Facebook in Borsa vale più di Boeing, siamo sicuri che i nostri capitani d’industria raccontino un presente e un futuro veri? L’italia deve creare aziende nuove, anche piccolissime, capaci di fare cose che la mia generazione non immagina, né capisce”.

Proprio su presente e futuro si incentra ‘Le nostre vite senza ieri’, dove fra le due possibilità che si aprono quando un Paese si scopre non più ricco, rassegnarsi a tramontare o coltivare nel presente gli elementi che ridaranno un futuro, Nesi sceglie questa seconda possibilità, guarda ai giovani, ai figli, auspica per loro la capacità di lottare e di innovare. Un panorama “nel quale l’articolo 18 non c’è, perché non c’entra, non è quello il nodo”, secondo Nesi, che spende poi un consiglio per il premier: “Monti dovrebbe leggere il mio libro. Se c’è una cosa che possiamo e dobbiamo rimproverare ai professori che ci governano è l’atteggiamento in base al quale le persone sono un gigantesco aggregato statistico e nient’altro”.

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