Mestoli e cucchiai di plastica in cucina: possibili rischi per la salute

Mestoli e cucchiai di plastica in cucina: possibili rischi per la salute

Cucinare con utensili di plastica potrebbe essere nocivo per la salute. Gli scienziati affermano che questi oggetti più o meno presenti nelle case di tutti possono contenere sostanze nocive chiamate oligomeri, che penetrano nel cibo a temperature superiori a 70 ° C.

A mettere in guardia dall’uso di questa pratica in cucina è l’Istituto Federale Tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr), come riportato dal Daily Mail. Se si ingeriscono alte dosi, le sostanze chimiche artificiali potrebbero causare problemi al fegato e alla tiroide. Sono stati anche collegate anche a infertilità, cancro e colesterolo alto.

Il Bfr suggerisce quindi di tenere il cibo caldo non a contatto con gli utensili di plastica. Questi prodotti chimici fuoriescono dalla plastica riscaldata e possono aggrapparsi al cibo se sono a diretto contatto. Gli scienziati hanno esaminato 33 articoli e hanno scoperto che per 10 di essi (30%) poteva facilmente essere superato il limite giornaliero di 90 microgrammi in caso fossero stati cotti più pasti riutilizzandoli.

Se ne potrebbero ingerire fino a 2000 minuscoli frammenti per settimana, che corrispondono a circa 5 grammi, l’equivalente in peso di una carta di credito. In media sono pari a oltre 250 grammi l’anno.

A puntare il dito contro le ‘abbuffate’ di microplastiche è stato anche lo studio ‘No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People’, condotto dall’Università di Newcastle a nord di Sydney e commissionato dal WWF e che ha combinato dati di oltre 50 precedenti ricerche. Per la maggior parte delle particelle sono sotto i 5 millimetri e vengono assunte con l’acqua che si beve sia dalla bottiglia che dal rubinetto.

La microplastica è infatti presente nell’acqua di tutto il mondo partendo da quella di superficie per finire nelle falde. Frutti di mare, birra e sale sono gli alimentari con i più alti livelli registrati. I risultati segnano un importante passo avanti nel comprendere l’impatto dell’inquinamento da plastica sugli esseri umani.

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