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Menopausa, inizio non collegato a sviluppo fattori rischio cardiovascolare

L’età in cui una donna inizia la menopausa non sembra essere collegata allo sviluppo di fattori di rischio tipicamente associati alle malattie cardiovascolari. E’ quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista Heart. Ma la perdita della produzione di estrogeni compromettere la salute del cuore, quindi le donne dovrebbero essere regolarmente sottoposte a terapia ormonale sostitutiva (TOS) per evitare questo, sostengono gli specialisti in un editoriale collegato.

Come si legge sul sito Medica X Press, gli studiosi hanno analizzato i dati raccolti ripetutamente da donne di età compresa tra 36, ​​53 e 69 anni, tutte facenti parte del National Research Council of Health and Development del Regno Unito. Sono stati studiati gli aumenti della pressione sanguigna, il peso, la glicemia a digiuno e la circonferenza della vita in circa 1000 donne.

I risultati suggeriscono che i fattori di rischio convenzionali per le malattie cardiovascolari non sono da incolpare necessariamente per le associazioni riscontrate tra perdita di produzione di estrogeni e aumento del rischio di malattie cardiache/ictus. Ma sono necessarie ulteriori ricerche e studi su questo punto.

Un precedente studio pubblicato sempre sulla rivista Heart aveva stabilito che la menopausa precoce, prima dei 47 anni, comporterebbe un maggiore rischio cardiovascolare. E’ emerso che le donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni presentano un rischio cardiovascolare del 10% maggiore di quelle che hanno avuto il primo ciclo dopo i 13 anni. Inoltre che le donne che sono andate presto in menopausa (prima dei 47 anni) avevano il 33% in più di rischio cardiovascolare e in particolare un rischio ictus del 42% maggiore rispetto a donne che vanno in menopausa più tardi.

Tofu, soia, pane nero o ai cereali, semi: sono questi i principali ingredienti per allontanare il rischio di andare in menopausa prima dei 45 anni, quindi per allungare potenzialmente la propria vita riproduttiva.
Lo ha rivelato uno studio condotto da epidemiologi delle University of Massachusetts Amherst e Harvard T.H. Chan School of Public Health e pubblicato sull’American Journal of Epidemiology.