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Fegato sotto stress, l’ortaggio alleato da mettere nel carrello

In questo periodo dell’anno l’apparato gastrointestinale può essere sotto pressione, fegato incluso.

Questo stress può manifestarsi come meteorismo, colite, gastrite, stitichezza, bocca amara o impastata, tutti sintomi fastidiosi nella vita di tutti i giorni.

C’è un ortaggio in particolare che risulta alleato del fegato, ovvero il carciofo, un alimento che vale la pena mettere nel carrello della spesa per diversi motivi.

A evidenziale i benefici del carciofo è la dottoressa Sara Farnetti, specialista in medicina interna e alimentazione funzionale.

Sulla sua pagina Instagram, seguita da più di 125mila persone, l’esperta scrive:

“La natura è un ‘medico’ intelligente perché sa metterci a disposizione il cibo giusto al momento giusto”.

“Il carciofo è il miglior assistente ‘verde’ del fegato e, in questa stagione, è uno dei migliori ‘farmaci naturali’ nascosti tra i banchi del mercato”.

Farnetti considera questo alimento un “grande alleato del nostro benessere, prezioso per combattere a tavola lo stress tipico di questa stagione”.

Il carciofo contiene cinarina, una sostanza che ha un effetto detossicante a livello epatico. 

“Favorisce l’espulsione della bile, vengono eliminati anche il colesterolo e tutte le sostanze tossiche sia assunte con la dieta, sia prodotte dall’organismo”, sottolinea Farnetti.

Questa pianta è alleata anche dell’intestino, fornendo batteri buoni per il microbiota, considerato ormai una sorta di “secondo cervello” del corpo.

La dottoressa suggerisce di non bollire l’ortaggio, per evitare che la cinarina vada persa nell’acqua.

E’ consigliabile consumare i fondi del carciofo, ovvero quella parte più tenera che si trita facilmente. 

L’abbinamento suggerito dall’esperta è una pasta con fondi di carciofo, ricetta facile che anche chi non ha dimestichezza con la cucina può realizzare.

Fegato grasso, ne soffre 1 adulto su 4.

Un italiano su 4 soffre di fegato grasso (dati 2018) e sebbene non dia sintomi evidenti può evolvere in fibrosi e portare allo sviluppo di cirrosi epatica.

La pandemia da Covid-19 ha peggiorato la situazione perché ha rallentato molto delle terapie delle malattie del fegato, con rischi molto elevati per chi ne soffre.