Curcuma regolarizza i valori del colesterolo? Facciamo chiarezza

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ROMA – Alcuni studi sembrano indicare che la curcuma possa avere un ruolo protettivo a livello cardiovascolare, favorendo la fluidificazione del sangue, migliorando la circolazione e regolarizzando i valori del colesterolo. E’ vero. Lo conferma il sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Attenzione tuttavia a parlare di “effetti curativi” di questo alimento, così come spesso si legge sul web con troppa facilità. Anche il sito della Fondazione Veronesi cita alcuni studi condotti sugli uomini, che hanno evidenziato un calo di zuccheri nel sangue in soggetti diabetici, così come un aumento del colesterolo HDL (quello “buono”) a scapito di quello LDL (“cattivo”).

Se da una parte è vero che la curcuma, così come tanti altri alimenti, contiene sostanze potenzialmente benefiche per l’organismo, non bisogna dimenticare che la quantità di principi attivi che utilizziamo quotidianamente nei nostri piatti è molto piccola e non paragonabile alle quantità utilizzate negli studi scientifici. Dettaglio non di poco conto.

Quanto ai presunti effetti “bruciagrassi” attribuiti alla curcuma, in grado di favorire il dimagrimento, al momento non ci sono studi scientifici che dimostrino la sua capacità di mobilizzare i grassi di deposito. Questo non significa che la curcuma non apporti sostanze benefiche al corpo, ma ipotizzare che sia curativa tout court è scorretto. 

Un altro studio condotto dall’Università della California, pubblicato sull’American Journal of Geriatric Psychiatry, ha sottolineato dei benefici della curcuma su memoria e umore. Secondo la ricerca questo spiegherebbe perché in India ci sono migliori performance cognitive e meno malati di Alzheimer. I test di memoria per chi aveva assunto curcuma erano migliori del 28%. Inoltre, avevano avuto un lieve miglioramento dell’umore e meno segnali delle proteine amiloidi e tau nell’amigdala e dell’ipotalamo, regioni del cervello che controllano le funzioni emotive e della memoria. Queste due proteine sono associate alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

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