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Colesterolo, a quale età bisogna iniziare a controllarlo

Le persone dovrebbero iniziare a controlare i loro livelli di colesterolo già a partire dai 25 anni. E’ quanto suggerisce uno studio pubblicato su The Lancet, che ha esaminato i rischi per la salute di avere troppo LDL per decenni nel corso della vita. Prima si interviene per tenerlo a bada, meglio è. 

Come si legge sul sito della BBC, i ricercatori hanno analizzato i dati di quasi 400.000 persone provenienti da 19 paesi e hanno trovato un forte legame tra i livelli di colesterolo cattivo e il rischio di malattie cardiovascolari dalla prima età adulta nei successivi 40 anni o più. Gli studiosi sono stati in grado di stimare la probabilità di un infarto o ictus per le persone di età pari o superiore a 35 anni, in base al sesso, al livello di colesterolo cattivo, all’età e ai fattori di rischio come fumo, diabete, altezza e peso e pressione sanguigna.

Stefan Blankenberg, coautore dello studio, ha dichiarato: “I punteggi di rischio attualmente utilizzati nella clinica per decidere se una persona debba sottoporsi a un trattamento ipolipemizzante valutano solo il rischio di malattie cardiovascolari nell’arco di 10 anni e quindi può sottovalutare il rischio per la vita, in particolare nei giovani”.

Il colesterolo cattivo non è il solo elemento da controllare per capire se si è a rischio di infarti o malattie coronariche. C’è un indicatore migliore ed è un particolare tipo di LDL, una sottoclasse di lipoproteine a bassa densità. Questo colesterolo ‘davvero cattivo’ riesce a predire molto meglio gli eventuali problemi all’apparato cardiovascolare più del dato della semplice presenza dell’LDL. E’ quanto emerso da uno studio dell’Università dell’Ohio che afferma come, delle tre sottoclassi che compongono l’LDL, solo uno causa danni significativi.

“I nostri studi possono spiegare perché una correlazione del colesterolo cattivo totale con un rischio di infarto è scarsa e pericolosamente fuorviante, ed è sbagliata per i tre quarti delle volte”, ha detto Tadeusz Malinski, ricercatore che ha condotto l’analisi che precisa come le linee guida dovrebbero analizzare i valori della sottoclasse B dell’LDL quando si trova a comporre più del 50% del totale del colesterolo cattivo.