Cistite, un possibile aiuto dalla dieta vegetariana

Cistite, un possibile aiuto dalla dieta vegetariana

La dieta vegetariana potrebbe sfavorire la cistite. Chi segue questo regime alimentare ha meno possibilità di soffrirne. E’ quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Tzu Chi University di Taiwan, pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

Gli studiosi hanno analizzato i casi  di 9.274 persone, seguendole per quasi un decennio per vedere se chi faceva una dieta vegetariana avesse meno infezioni alle vie urinarie e ai reni. Così è stato. I vegetariani sono risultati avere il 16% di probabilità in meno di soffrire di infezioni alle vie urinarie (IVU) rispetto ai mangiatori di carne. Le donne sono state quelle ad aver avuto maggiori benefici rispetto agli uomini. Dei 3.040 vegetariani, solo 217 hanno sviluppato un’infezione urinaria, rispetto a 444 su 6.684 mangiatori di carne.

Da cosa potrebbero dipendere i minori rischi? Come si legge sul Daily Mail, il motivo potrebbe essere riconducibile alla carne stessa, in particolare il pollo e il maiale, quali portatori i batteri E. coli che causano fino a tre quarti delle infezioni della vescica come la cistite.

Il dottor Chin-Lon Lin, autore leader dello studio, ha dichiarato: “Precedenti studi hanno suggerito frutti come mirtilli, fragole, more e lamponi quali rimedi per le infezioni del tratto urinario e, sebbene non li abbiamo esaminati, i nostri risultati suggeriscono perché potrebbero funzionare. Sembra certamente che bere succo di mirtillo rosso per curare le infezioni del tratto urinario o per impedire che ritornino, sia una buona idea”.

Bisogna sottolineare tuttavia che uno studio della Yale School of Medicine ha sottolineato che i mirtilli non sono poi così efficaci nel ridurre le infezioni delle vie urinarie come si è finora pensato. Tenendo conto di vari fattori, i risultati hanno evidenziato che non vi era una differenza significativa tra il gruppo che aveva assunto capsule con sostanze contenute nei mirtilli e quello di controllo, in termini di presenza di batteri e globuli bianchi nelle urine, indicatori di possibili infezioni (29,1 per cento contro 29 per cento). Non c’erano neppure differenze nel numero di infezioni delle vie urinarie che si manifestavano in un anno (10 casi rispetto a 12), nel numero di ospedalizzazioni e neppure negli antibiotici somministrati.

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