Salute

Cibi fritti e malattie cardiache: cosa dice un nuovo studio

Cibi fritti e malattie cardiache: cosa dice un nuovo studio

I cibi fritti fanno gola un po’ a tutti, ma il nostro cuore potrebbe risentirne in modo significativo.

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Health, mangiare questo tipo di alimenti risulta associato a un rischio di gravi malattie cardiache e ictus.

Come si legge sul sito della Cnn, le persone che hanno mangiato cibo fritto più volte a settimana sono risultate avere un rischio maggiore del 28% di eventi cardiovascolari maggiori rispetto a chi non lo ha fatto.

Un rischio maggiore del 22% di malattia coronarica e un rischio aumentato del 37% di insufficienza cardiaca.

Ogni porzione settimanale aggiuntiva di 114 grammi di cibi fritti (una pozione di patatine del McDonald’s ne ha 117g) ha aumentato il rischio di infarto e ictus del 3%, malattie cardiache del 2% e insufficienza cardiaca del 12%.

La ricerca però può solo mostrare un’associazione tra il consumo di cibi fritti e il rischio cardiovascolare, non rivelare un rapporto di causa effetto.

Alun Hughes, professore di fisiologia cardiovascolare e farmacologia presso l’University College, ha detto:

“I risultati di questo studio sono coerenti con le attuali linee guida per limitare l’assunzione di cibi fritti, ma non possono essere considerati per fornire prove definitive sul ruolo del consumo di cibi fritti nella salute cardiovascolare”.

Patatine fritte, la dose concessa.

Secondo un nutrizionista dell’università di Harvard, Eric Rimm, la quantità ideale di patatine fritte è di appena 6 pezzi.

“Le patatine fritte sono una ‘bomba di amido – ha scritto Rimm -, che si trasforma in zucchero velocemente nel sangue. Penso sarebbe meglio che il piatto principale arrivasse con un’insalata e sei patatine”.

Uno altro studio pubblicato dall’ American Journal of Clinical Nutritionrecentemente ha dimostrato che chi ne mangia due o tre volte a settimana ha un rischio di morte maggiore.

Bisogna tuttavia ricordare che non tutte le fritture sono uguali, per esempio chi segue una dieta funzionale può mangiare anche alimenti fritti in olio d’oliva.

La qualità delle materie prime usate, può sempre fare la differenza.