Salute

Cecità, arriva l’occhio bionico. E si torna a vedere

Cecità, arriva l'occhio bionico. E si torna a vedere

ROMA – Cecità, arriva l’occhio bionico. Sono ottante le persone tra Europa e Stati Uniti che lo hanno potuto sperimentare, tornando a vedere. Tra loro Fran Fulton, 66 anni, americana. Dieci anni fa era diventata cieca a causa di una retinite pigmentosa. Ma da qualche settimana è tornata a vedere, anche se solo in bianco e nero e a bassa risoluzione.

“Quando mi hanno acceso, per così dire, sono rimasta senza fiato. Ho dovuto mettermi una mano sul petto, pensavo scoppiasse”,

ha raccontato Fran alla Bbc.

L’operazione per impiantare il sistema, spiega Anna Meldolesi sul Corriere della Sera, si chiama Argus II ed è realizzato dalla società californiana Second Sight. Bastano poche ore in sala operatoria per permettere l’inserimento degli elettrodi in corrispondenza della retina compromessa. Un’operazione di day hospital. Dopo una settimana l’occhio bionico viene attivato e il paziente impara ad usarlo.

Deve indossare un paio di occhiali, su cui è montata una videocamera simile a quella dei nostri smartphone. L’immagine viene trasmessa a un computer tascabile, che può essere tarato dal paziente per luminosità e contrasto. I segnali vengono inviati wireless al ricevitore e quindi a un chip che stimola la parte ancora sana della retina. Il risultato è un’immagine in bianco e nero a bassa risoluzione, l’equivalente di 60 pixel, e il cervello deve abituarsi a interpretarla con la riabilitazione visiva. Non ci vuole molto, comunque, per cominciare a intravedere la forma delle cose e distinguere il chiaro dallo scuro.

Anche Roger Pnizt, 55 anni, cieco da quando ne aveva 40, racconta come si trova con i nuovi occhi: 

“So quando mio nipote corre per casa. So quando una persona mi viene di fronte. So quando mia moglie ha una maglia chiara e dei pantaloni scuri o viceversa. Sono piccole cose, ogni giorno diverse”.

Nel frattempo la ricerca va avanti, e presto l’occhio bionico potrebbe essere applicato anche sui pazienti affetti dalla degenerazione maculare legata all’invecchiamento. Anche in questo caso la visione non sarà perfetta, ma certo aiuterà nella vita di tutti i giorni e nelle relazioni interpersonali.

 

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