Valentino, donazione di solidarietà

Da Zegna a Valentino, ancora donazioni: continua la solidarietà della moda contro Covid-19

30 Marzo 2020 - di Claudia Montanari

ROMA – Da Valentino a Zegna, la solidarietà delle grandi firme per cercare di arginare i danni del Covid-19 non si ferma. Per ora, il primo grande pensiero della moda è come dare il proprio aiuto. Dopo Armani, Bulgari e molti altri nomi della grande moda italiana, la famiglia Zegna ha deciso di donare, a titolo personale, 3 milioni di euro alla Protezione Civile Italiana, per sostenere gli infermieri, i medici, i ricercatori e i volontari di tutta Italia che da settimane ormai lavorano instancabilmente per combattere l’epidemia.

Gildo Zegna, CEO della maison, ha spiegato: “In Zegna crediamo che le nostre azioni di oggi determinino il nostro domani. La pandemia che stiamo affrontando è un appello per tutti ad agire. Ognuno di noi deve fare la sua parte per contrastare questa emergenza globale”:

Il gruppo, inoltre, dedicherà una parte delle linee produttive dei suoi impianti in Italia e Svizzera nella manifattura di mascherine mediche, per venire incontro sia alle necessità dei dipendenti dell’azienda che a quelle esterne, e di camici monouso destinati alla protezione di medici e operatori sanitari. La società di Trivero ha inoltre partecipato con una donazione diretta all’acquisto di ventilatori e mascherine mediche per alcuni ospedali.

Anche la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti è scesa in campo contro il Covid-19 donando un milione di euro destinato all’ospedale Columbus Covid 2, una nuova area totalmente dedicata alla cura dei pazienti affetti dal nuovo virus all’interno del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. Inaugurato ufficialmente il 21 marzo, l’ospedale Columbus Covid 2 sarà totalmente operativo a partire dalla prossima settimana. Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti hanno dichiarato: “Proviamo una gratitudine immensa nei confronti di tutte quelle donne e quegli uomini che stanno lottando instancabilmente giorno e notte per salvare preziose vite umane nei nostri ospedali. Non smetteremo mai di ringraziarli per l’amore e la dedizione con cui stanno affrontando questa sfida”.

Alcuni giorni fa, il Gruppo Armani ha comunicato in una nota la conversione di tutti i propri stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il coronavirus. Alcune settimane prima, a seguito dell’iniziale donazione stanziata a favore della Protezione Civile e degli ospedali Luigi Sacco, San Raffaele, Istituto dei Tumori di Milano e dello Spallanzani di Roma, Giorgio Armani ha deciso di dare il suo contributo anche all’ospedale di Bergamo, a quello di Piacenza e a quello della Versilia, arrivando così a una donazione complessiva di 2 milioni di euro.

A febbraio Bulgari ha arricchito la strumentistica dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive di Roma con un sistema microscopico di acquisizione delle immagini all’avanguardia. È qui, infatti, che lo scorso mese le ricercatrici Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti si sono distinte per essere state tra le prime in Europa a isolare il virus. Jean-Christophe Babin, amministratore delegato della maison, ha commentato la scelta: “Il team di ricercatori può ora lavorare con gli strumenti tecnologicamente più avanzati, accelerando il raggiungimento del risultato e avvantaggiando chiunque sul pianeta potenzialmente vittima del virus, a partire dalla Cina la prima nazione ad essere stata colpita. Speriamo che il nostro contributo aiuterà ad accelerare i trattamenti antivirus e siamo orgogliosi di offrirlo al team scientifico dell’ospedale Lazzaro Spallanzani, che ha fatto questo straordinario passo avanti”.

Anche Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno deciso di stare in prima linea, elargendo una cospicua donazione alla Humanitas University per finanziare uno studio coordinato dal professor Alberto Mantovani, in collaborazione con i virologi Elisa Vicenzi e Massimo Clementi dell’università Vita-Salute San Raffaele.

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