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Stop Altaroma, scaricata dal Comune. Perché? Giusto o sbagliato?

ROMA – A gennaio 2015 Altaroma non ci sarà. Questa è la decisione, almeno per il momento, a seguito dell’altra pesante decisione del Comune di Roma di smarcarsi dalla macchina creativa di AltaRoma, kermesse capitolina sull’alta moda italiana che, a seguito di questa decisione del Comune, cancella a sorpresa le sfilate di gennaio 2015. Il Comune semplicemente non ce la fa e il sindaco di Roma Ignazio Marino fa sapere la decisione dell’amministrazione comunale di uscire dalla società che gestisce la Fiera di Roma – insieme a Camera di Commercio, socio di maggioranza, Regione Lazio, Provincia di Roma e Risorse Spa – riproponendosi di abbandonare, allo stesso modo, altre realtà che coinvolgono il Campidoglio nell’assetto societario (la Fiera, i Mercati Generali e altro). Il sindaco ha spiegato:

Credo che sia venuto il momento di una svolta, il momento in cui Roma Capitale concentri i sui sforzi, non solo finanziari, sulle vere funzioni di un Comune, lasciando invece campo alle attività che spettano ai privati”.

Senza tanti giri di parole, adesso Altaroma è destino dei privati. Il Comune, a fronte degli ultimi scandali e delle precarie condizioni delle casse romane, sceglie di “concentrarsi” su altre “emergenze”. Dopo questa notizia, una doccia gelata per la kermesse, la decisione è stata quella di dare uno stop ad Altaroma. Helga Marsala scrive su Artribune:

“All’assemblea del 19 dicembre – che vedeva assenti alcuni dei soci – un impegno di spesa chiaro e delle risposte certe non sono arrivati: alla luce della fragorosa defezione, l’unica possibilità, per gli amministratori, si è rivelata quella di uno “stop”. Si salta un giro, dunque, sperando di riprendere le fila del discorso più avanti e di trovare una nuova impalcatura credibile. Questo almeno l’auspicio del presidente di AltaRoma, Silvia Venturini Fendi, convinta che “si possa scongiurare questa impasse”, evitando di perdere “un’occasione utile a riconfermare la fiducia nell’intervento pubblico a sostegno dello sviluppo e ricostruire la speranza in uno dei più importanti settori produttivi su cui il Paese potrà contare per la propria ripresa futura”

Se è vero che Roma non è più da tempo la punta di diamante della moda Made in Italy, passata ormai da diverso tempo a Milano che, tuttavia, mostra anche lì segni di cedimento, è anche vero che, tuttavia, l’Alta Moda di Roma si è sempre ritagliata un piccolo angolino di importanza e momento chiave. Altaroma è divenuta con il tempo un evento culturale consolidato a Roma e di ampio raggio. Ha visto sfilare, negli anni, firme di Alta Moda quali Raffaella Curriel, Renato Balestra, Suzanne Susceptible, Fabio Quaranta, Fendi, Valentino (eccezionalmente pronto a tornare a luglio 2015), Gucci, Biagiotti. Non solo. Altaroma è stata protagonista di un meraviglioso salto generazionale buttando giù una barriera incontrastabile per moltissimi altri settori e dando spazio a giovani talenti e nuovi volti nel mondo della moda italiana. Un impegno che andrebbe tutelato con le unghie.

PERCHE’ ALLORA ALTAROMA NON RIESCE A STACCARSI DAI FONDI DEL PUBBLICO? Si legge su Artribune:

“Ma siamo certi che è tra i magri bacini delle economie pubbliche che vada cercata una risposta? È davvero possibile che un evento legato al mercato, per quando di grande utilità collettiva, viaggi costantemente sul filo di lana, rischiando di collassare ad ogni passo indietro degli enti pubblici, ad ogni ripensamento o taglio economico (una polemica importante era già esplosa, nel 2011, per via di un consistente ridimensionamento del budget, messo a disposizione dalla Regione Lazio)? In verità no, non è una condizione che può, alla lunga, garantire stabilità e sviluppo.
Un evento come AltaRoma, pur nell’auspicabile cooperazione delle amministrazioni locali, avrà la sua svolta definitiva se e quando sarà in grado di trovare uno zoccolo duro finanziario tra gli investitori privati. Intavolando percorsi, strategie, progettualità e obiettivi che siano accattivanti, funzionali, seduttivi. Perché essere una piattaforma di traino significa, di conseguenza, attirare capitali.
Se questo non avviene – nel quadro di una crisi nazionale disastrosa, che non concede sprechi e dispersioni – un problema c’è. E va risolto. Se ci si rivolge al megamercato del fashion internazionale e poi si va in crisi per una cifra (i tre milioni del Comune di Roma) che a Roma non bastano neppure per acquistare un bell’appartamento, qualcosa proprio non torna. Fermo restando che – buon senso vorrebbe – il Comune stesso l’annuncio della sua dipartita avrebbe dovuto comunicarlo per tempo, dando modo di riorganizzarsi, non certo a un mese dall’opening: questione di rispetto, per pubblico e professionisti coinvolti”

 

 

3 risposte su “Stop Altaroma, scaricata dal Comune. Perché? Giusto o sbagliato?”

ALTA MODA A ROMA SÌ, MA E’ TUTTA DA RIFARE
Che la Moda italiana sia uno dei settori più d’appeal e trainanti dell’economia italiana non si discute, ma dire che “la sua punta di diamante è nell’alta moda che sfila a Roma” (come affermano alcuni su recenti articoli di giornali) mi sembra obiettivamente del tutto fuori luogo. La kermesse AltaromaAltamoda, che da anni va in scena a luglio e a gennaio, è oramai ridotta ad una rassegna della mediocrità e del cattivo gusto (sarvo rare eccezioni) da cui, proprio per questo, buyer e grandi firme hanno da tempo preso le distanze. Sarebbe infatti tutta da rifare. La Curiel e Balestra da un lato e i pochi giovani rimasti dall’altro (che comunque devono pagare per potersi esibire in calendario), non bastano a giustificare una rassegna così costosa, infruttuosa e ininfluente, largamente a carico dei cittadini contribuenti; una rassegna che, per di più, da oltre 10 anni manca di programmazione e non produce un solo vero nuovo talento, ma anzi, dal momento che è passata sotto la presidenza di Silvia Venturini Fendi, ha persino spazzato via un’intera generazione di couturier (quelli che negli anni precedenti, dopo aver fatto scuola da Valentino,Capucci, Lancetti, ecc, erano riusciti imporsi brillantemente ma con sforzi personali anche economici pesantissimi), e il CDA, seppur scaduto già da diverse stagioni, resta aggrappato alle sue poltrone infischiandosene di ogni regola e trasparenza. Il peggio è con tutto questo, c’è ancora chi azzarda paragoni con le sfilate d’Haute Couture della Chambre Syndicale parigina.
Dunque, Alta Moda a Roma sì, ma con una kermesse tutta da rifare, un progetto più adeguato e altre persone più capaci. Prima che sia troppo tardi.

Che la Moda italiana sia uno dei settori più d’appeal e trainanti dell’economia italiana non si discute, ma dire che “la sua punta di diamante è nell’alta moda che sfila a Roma” (come affermano alcuni su recenti articoli di giornali) mi sembra obiettivamente del tutto fuori luogo. La kermesse AltaromaAltamoda, che da anni va in scena a luglio e a gennaio, è oramai ridotta ad una rassegna della mediocrità e del cattivo gusto (sarvo rare eccezioni) da cui, proprio per questo, buyer e grandi firme hanno da tempo preso le distanze. Sarebbe infatti tutta da rifare. La Curiel e Balestra da un lato e i pochi giovani rimasti dall’altro (che comunque devono pagare per potersi esibire in calendario), non bastano a giustificare una rassegna così costosa, infruttuosa e ininfluente, largamente a carico dei cittadini contribuenti; una rassegna che, per di più, da oltre 10 anni manca di programmazione e non produce un solo vero nuovo talento, ma anzi, dal momento che è passata sotto la presidenza di Silvia Venturini Fendi, ha persino spazzato via un’intera generazione di couturier (quelli che negli anni precedenti, dopo aver fatto scuola da Valentino,Capucci, Lancetti, ecc, erano riusciti imporsi brillantemente ma con sforzi personali anche economici pesantissimi), e il CDA, seppur scaduto già da diverse stagioni, resta aggrappato alle sue poltrone infischiandosene di ogni regola e trasparenza. Il peggio è con tutto questo, c’è ancora chi azzarda paragoni con le sfilate d’Haute Couture della Chambre Syndicale parigina.
Dunque, Alta Moda a Roma sì, ma con una kermesse tutta da rifare, un progetto più adeguato e altre persone più capaci. Prima che sia troppo tardi.

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