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I love high heel? Tutti i trucchi per sopravvivere sui tacchi alti

Certo che di loro se ne dicono (e se ne vedono) davvero di tutti i colori. C’è chi giura che sia l’accessorio che siamo disposte a perdonare sempre, anche se ci fa male, c’è chi è pronta a scommettere che lo usi anche sotto la pioggia o sulla neve. Stiamo parlando, ovviamente, del tacco, l’accessorio che accompagna inevitabilmente ogni sexy scarpa che si rispetti. Il vero mezzo di seduzione, e di emancipazione (sono tante le donne che sono orgogliose di “saper fare tutto ciò che sanno fare gli uomini, ma sui tacchi”), l’oggetto di culto che tanto amiamo quanto odiamo (per il dolore).

Di certo, saper portare i tacchi è una vera e propria arte in cui tutte, si, possono abbandonarsi, a patto che, ovviamente, si seguano delle regole ben precise. In nostro aiuto ci viene il libro “A lezione di tacchi” in cui l’autrice Roberta Rossi signora veneziana delle calzature di lusso, spiega tutti i trucchi per sopravvivere sui tacchi.

Come si legge su “la Repubblica” l’autrice da piccola aveva i piedi piatti e l’ortopedico sentenziò che non avrebbe mai portato i tacchi alti. Mai previsione fu tanto sbagliata: negli anni trascorsi tra la fabbrica di famiglia (è la moglie di Luigino Rossi, industriale delle scarpe) e gli atelier degli stilisti, Roberta non solo ha imparato la disinvoltura dei tacchi alti, ma ha raccolto le storie di un piccolo mondo affascinante dove ci si può ergere al di sopra dei 12 centimetri, arrivando ai 18 o anche ai 20, con tacchi sorretti da robuste spine d’acciaio.

Alcuni dei “trucchi” svelati nel libro? “I decolleté più sexy – alla faccia del bon ton – lasciano intravedere le dita. Un po’ come una bella scollatura che scopre l’attaccatura del seno. Camminare sui trampoli 12? È semplice, basta sollevare bene le ginocchia. E ancora: non buttate via l’acqua della pasta, potete usarla per fare un pediluvio, l’amido è un toccasana” scrive il quotidiano La Stampa.

“L’idea di scriverlo mi è venuta quando ci hanno chiesto di creare tacchi da 15, 18, 20 centimetri infrangendo le regole di produzione. Plateau e spine d’acciaio bilanciavano questi grattacieli, ma camminarci non era facile. Me l’hanno insegnato le modelle dietro le quinte con il passo militaresco, una sorta di marcetta», racconta la Rossi consigliando (altra chicca) di osservare l’andatura di Sharon Stone, Angelina Jolie e Laura Chiatti.

Certo, le scarpe non sono tutte uguali e nemmeno le occasioni, esiste dunque una scarpa per ogni situazione o evento: “«Non credo nella formula 7/24, cioè sette giorni ventiquattr’ore. C’è la scarpa da ufficio, cocktail, mare, montagna, trekking… Ogni occasione ha la sua». Gli stivali più giusti invece sono quelli di camoscio elasticizzato, si dilatano sui polpacci e sfinano le gambe. Guai ai sandali con il cinturino che scende, meglio tagliarlo e lasciarli aperti dietro, un velo di cipria sul tallone evita di sciabattare. «Chi è sottile può indossare qualsiasi modello, mentre le robuste devono evitare quelli che tagliano la figura con cinghietti alla caviglia. I decolleté o i sandali neutri, tinta carne, sono protesi di bellezza slanciano tantissimo, fungono da prolungamento».

Ultimo consiglio, ma forse il più importante di tutti, è la perfetta igiene e cura del piede: “La pedicure deve sempre essere perfetta. E poi, tanti impacchi d’olio di mandorla, miracolosi dopo una serata di balli scatenati”.

E per imparare a camminarci? Basta un po’ di esercizio. Proprio come le modelle che, per imparare a camminare dritte, si mettono due libri sulla testa. Se riusciremo a farlo anche con i tacchi, siamo a cavallo, aggiungiamo noi.

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