Regine dal sapore orientale per l’Haute Couture di Armani Privè

Armani Privè 2013 02

PARIGI – Armani, si sa, tratta le proprie clienti (e gli ospiti delle proprie sfilate) come vere regine. E probabilmente questo è il significato il piccolo “scettro” infilato nella cintura a fascia di una grande gonna, avvolto dal nodo che trattiene il drappeggio di un abito, o cucito come un prezioso bijoux sulla chiusura di una giacchina. Un tocco emblematico che rende inutile qualsiasi altro gioiello, se non un paio di orecchini e una collier a matassa di seta.

Ma c’è di più perché sulla passerella di Armani Privè questa volta vi è un tocco velatamente orientale, nulla di geograficamente scindibile perché Giorgio Armani lo sa quanto sia facile, poi, cadere nel folkoristico e rovinare la magia dell’haute couture. Così è visibile qualche eco di Medio Oriente sapientemente adagiato, e lo stilista non cade nell’errore: “per essere diversa e personale l’alta moda deve essere coraggiosa e rischiosa, ho cercato di vederla con gli occhi di un cittadino del mondo” poi aggiunge: “Non sono veri tessuti etnici, sono fatti in maniera italiana, ma c’è un effetto d’insieme che mescola Marocco e deserto americano, Africa e Oriente, nulla di coordinato e definito”.

Le stoffe sembrano africane in effetti, ma sono occidentali, i gilet hanno l’aria masai ma sono fatti di minuscole strisce di tessuto gazar, tagliate, intrecciate e costruite a mano, come preziose cordicelle unite fittamente.

Vi è il profumo d’Oriente anche nei colori aranciati, zafferano, rossi, anche i blu e i grigi riescono a sembrare caldi.

I tessuti sono lussureggianti ma non mancano di praticità, nel tipico carattere dello stile di Armani. E i pantaloni, che Armani chiama svettanti, si accompagnano con un top di seta tramata a effetto rafia. Il lusso è costruito sapientemente, quasi da sembrare naturale.

 

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