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Raoul Bova alla ex suocera: “Basta farmi la guerra”

ROMA – “Basta guerra”. Dopo quasi due anni dalla separazione Raoul Bova parla a Vanity Fair della sua vita privata, rivolgendosi in particolare a una persona: la ex suocera. Annamaria Bernardini De Pace è infatti un famosissimo avvocato matrimonialista e collaboratrice del Giornale. Fu lei che, alla notizia della separazione tra Bova e la figlia Chiara Giordano, attaccò l’ex genero dalle colonne della sua rubrica sul Giornale.

L’intervento si chiamava “Caro genero degenerato, vai e non tornare”: anche se non faceva il nome di Bova e prendeva spunto da un caso immaginario, era comunque chiaro il riferimento alla vicenda. Bova si è separato nel 2013 quando divenne pubblica la relazione con la spagnola Rocio Munoz Morales. Oggi, a due anni di distanza, Bova dice:

“Sono il bersaglio di una campagna. Il traditore che merita la gogna. Finora non avevo mai reagito per non peggiorare le cose, ma alla fine ho capito che in realtà le peggioro stando zitto. Perché chi è mosso dal rancore non si ferma, più incassi e più attacca. E io devo proteggere i miei figli da questa guerra. Per questo parlo. Per dire: vi prego, basta con questa guerra che fa solo del male”. “Basta leggere i giornali, i nomi di chi firma gli articoli, e quelli degli editori. La lettera aperta al ‘genero degenerato’ – dice Bova – mi ha profondamente ferito. Ma pazienza per me. Il problema è che tutta questa situazione fa star male i miei figli, i suoi nipoti. Come deve sentirsi, un ragazzino, nel leggere che il suo papà è un traditore superficiale, che non si è fatto nessuno scrupolo a scaricare la mamma per una ventenne? Le cose non sono andate per niente così, ma lui come fa a capirlo?”.

Bova ricorda gli ultimi tempi del suo matrimonio:

“Il nostro matrimonio era finito da un pezzo, da ben prima che conoscessi Rocío. A lungo Chiara e io abbiamo cercato di salvare un rapporto in cui credevo, abbiamo fatto tutto il possibile. Ma se dopo molto tempo e tanti tentativi non succede nulla, può capitare di incontrare un’altra persona. Finché un giorno ti chiedi: a quarant’anni devo ancora essere schiavo del mio ideale di famiglia perfetta? (…) Io non sono il tipo di persona che accetta un rapporto di facciata mentre nella realtà uno dei due – o anche l’altro – si prende le sue distrazioni fuori casa. (…) Con che coraggio avrei guardato negli occhi i miei figli, la sera, se avessi dovuto fingere di essere il marito che non ero più?”.

 

 

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