Lago di Bolsena. L'isola Martana e il fantasma di Amalasunta: grida della regina

Viterbo, leggenda del lago di Bolsena: fantasma regina Amalasunta grida e piange

3 Aprile 2015 - di Silvia_Di_Pasquale

VITERBO – Viterbo, leggenda del lago di Bolsena: fantasma regina Amalasunta grida e piange. Nel territorio della provincia di Viterbo e precisamente nella parte Nord, detta Alta Tuscia, si trova un lago di origine vulcanica, il più grande d’Europa. Al suo interno sorgono due isolette: quella Bisentina e quella Martana. Quest’ultima è un fazzoletto di terra, situato di fronte al centro abitato di Marta (VT), da cui prende il nome.

L’isola Martana è legata alla vicenda storica dell’assassinio di Amalasunta, regina dei Goti e al mistero del suo fantasma, che secondo la leggenda, sarebbe ancora intrappolato sull’isola. In seguito alla morte del padre Teodorico nel 526 d.c., Amalasunta divenne reggente del regno degli Ostrogoti a nome del figlio Atalarico, troppo piccolo per governare da solo.

Dopo essere stata portata con l’inganno sull’isola, vi fu strangolata dal cugino e marito Teodato il 30 aprile del 535, un assassinio studiato a tavolino, che consentì a Teodato di assumere i poteri al suo posto. Nonostante fosse molto forte e intelligente, a tal punto da mantenere la reggenza in maniera impeccabile, la regina fu eliminata senza pietà dai suoi stessi cari, dopo essere stata fatta prigioniera in una rocca dell’isola Martana.

Ancora oggi il suo spirito aleggia sulle acque del lago, soprattutto nei giorni di forte tramontana. Molti pescatori testimoniano di aver sentito le sue urla strazianti, e per questo motivo, per la vicinanza a questo personaggio, una via del quartiere peschereccio di Marta è stata proprio dedicata a lei, la regina.

C’è chi assicura che il suo fantasma vaghi durante la notte con le sembianze di una gradevole donna vestita di bianco. Impossibile non udire le grida di questa regina, odiata e ripudiata dai suoi stessi notabili, che mal tolleravano il governo di una donna.

La prigionia di Amalasunta – Teodato portò la sua sposa sull’isola con l’inganno. Dapprima fece uccidere alcuni parenti della moglie, poi la convinse a lasciare il palazzo reale di Ravenna per visitare i suoi possedimenti in Toscana. Teodato la relegò sull’isola. Dopo la morte fu messa a giacere su una carrozza d’oro e, con quel feretro aureo, sepolta.

Nell’agosto del 1994, in occasione del 1500′ anniversario della regina, Amalasunta è stata ricordata con un piccolo corteo di barche sul lago e una targa commemorativa affissa in una parte dell’isola Martana. Inoltre nel borgo dei pescatori a Marta, c’è un edificio che la tradizione individua come “la casa di Tomao”, il pescatore che portò la donna sull’isola e che tenne vivi i contatti tra lei e gli abitanti martani. All’uomo è dedicata una piazza del borgo conosciuta come “largo Tomao”.