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Il dolce inganno delle taglie

ROMA – Uno degli imbrogli più dolci: quello di avere la 38, anche se poi la bilancia dice qualcos’altro. Un dolce inganno favorito dalle aziende e dagli stilisti: perché una donna sarà più propensa a comprare un vestito che le fa credere di essere più magra.

Come ha dimostrato l’Economist, con tanto di tabelle, negli ultimi quarant’anni le taglie hanno mantenuto il nome ma cambiato i centimetri: quella che era una britannica 14 (cioè una 48 italiana) con gli anni ha preso dieci centimetri sui fianchi, 8 in vita. Stesso discorso per tutte le altre taglie.

Non si tratta di un dettaglio da poco. L’Economist la chiama “inflazione delle taglie”: una dilatazione dei centimetri non rispecchiata dal numeretto che misura quasi la nostra bellezza.

Gli stilisti difendono questo modo di fare. Nell’era dei disturbi alimentari potrebbe quasi essere un’opera d’amore per le donne: dare loro quella gratificazione che manca nella vita di tutti i giorni.

Poco importa che non sia veritiero. Esse est percipi, diceva il saggio Berkeley, essere è essere percepiti. Se il numero 40 sul cartellino ci fa stare meglio, perché convertirlo in un 44?

 

 

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