Vitamina D, quanta assumerne per compensare la mancanza di luce solare

Diabete, carenza di vitamina D aumenta il rischio: cosa mangiare

ROMA – Per fare il pieno di vitamina D, e proteggersi le ossa, bastano dieci minuti di sole al giorno. Tuttavia, in questo periodo di isolamento dovuto all’emergenza Covid-19, può essere più difficile riuscire ad esporsi alla luce solare, per questo motivo è importante assumere buone dosi di vitamina D. Ma quanta esattamente? Assumerne troppa, infatti, può diventare controproducente. Maria Luisa Brandi, presidente di Firmo Onlus, Federazione italiana ricerca sulle malattie dell’osso, lo ha spiegato all’Adnkronos: “Assumere 1.000 unità al giorno di vitamina D (colecalciferolo) è una raccomandazione utile e sicura per tutti, dall’adolescenza in poi“, considerando da un lato “il ruolo scientificamente dimostrato della sostanza sul sistema immunitario”, e dall’altro “la mancata esposizione alla luce solare” inevitabile in questo momento di isolamento forzato contro la diffusione dei contagi da nuovo coronavirus.

In questi ultimi giorni, infatti, si è tornati a parlare dell’importanza della vitamina D perché uno studio dell’Università di Torino, condotto dal professor Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, e da Enzo Medico, professore ordinario di Istologia, ha evidenziato che potrebbe (lo ripetiamo: “potrebbe”) avere un ruolo preventivo e terapeutico nella gestione della pandemia da coronavirus. I dati suggeriscono l’importanza di adeguati livelli della vitamina, soprattutto nei soggetti già contagiati. Questo non significa che se si assume non ci si ammala. Tuttavia, può rappresentare un buon aiuto.

A tal proposito, Maria Luisa Brandi spiega che in tempi di ‘infodemia’ sulla crisi Covid e di rischio fake news ulteriormente amplificato, “dobbiamo fornire informazioni coerenti con le conoscenze scientifiche e con i dati pubblicati”. L’esperta, professore ordinario di Endocrinologia e Malattie del metabolismo all’università di Firenze, responsabile del Centro regionale di riferimento su Tumori endocrini ereditari e direttore dell’Unità operativa di Malattie del metabolismo minerale e osseo dell’azienda ospedaliero-universitaria di Careggi a Firenze, aggiunge: “E’ chiaro che non disponiamo ancora dati specifici sulla vitamina D nell’infezione da coronavirus ma esistono pubblicazioni da cui emerge che pazienti ricoverati in acuto per complicanze da Covid-19 hanno livelli bassi di vitamina D. Certo, si tratta di una popolazione molto anziana, in cui la carenza di vitamina D è normale se la sostanza non viene somministrata come supplemento, quindi non è facile mettere in correlazione immediatamente bassi livelli di vitamina D con un’infezione complicata da Covid-19″. Ci sono però altre evidenze scientifiche in base alle quali poter suggerire “raccomandazioni di buon senso: le pubblicazioni sulla vitamina D negli ultimi 30 anni – ricorda l’endocrinologa – ci dicono che ha un effetto importante sulle nostre difese naturali” e che “in qualche modo è coinvolta nella risposta immunitaria agli agenti patogeni. Per esempio ci sono dati molto avanzati nell’infezione da bacillo della tubercolosi, ma anche in infezioni virali e nelle polmoniti. Questi risultati, pubblicati negli anni passati, ovviamente prima dell’emergenza coronavirus, ora diventano per noi molto importanti”.

Quanta vitamina D assumere al giorno? Benché “i dosaggi di vitamina D che dovremmo somministrare per influenzare la risposta immunitaria in maniera universale sono un po’ troppo alti per essere raccomandati a tutti”, secondo Brandi “il messaggio che assolutamente possiamo dare è consigliare alla popolazione la supplementazione di vitamina D con l’assunzione di almeno 1.000 unità al giorno”. Un consiglio prezioso in particolare per gli over 65, ma non solo, avverte l’endocrinologa. “Tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera i livelli di vitamina D immagazzinati dal nostro corpo con l’esposizione al sole sono da sempre al minimo – evidenziano da Firmo – e se in più si pensa che gli italiani sono ormai da 3 settimane chiusi in casa per l’isolamento domiciliare” anti-coronavirus, “ecco che è giustificata” la proposta di “estendere la raccomandazione anche a giovani e adulti. Sia consigliando un’alimentazione ricca di vitamina D (salmone, pesce azzurro, latte, uova, funghi) sia con l’eventuale supplementazione” della sostanza.

Il salmone è un’ottima fonte insieme a proteine, acidi grassi omega-3. Scegli quelli selvatici, scottati in padella o scegli salmone selvatico in scatola per un’opzione facile e meno costosa. Altro pesce da provare è la trota iridea, che contiene una grande varietà di vitamine, minerali e proteine. Mettere nel carrello anche i funghi (attenzione a scegliere quelli la cui provenienza è certa).

Ci sono poi le uova. La vitamina D si trova principalmente nel tuorlo. Questo alimento contiene aminoacidi essenziali e sono un’ottima fonte di colina e grassi sani. Anche il tonno in scatola può essere un’alternativa, così come le sardine. Infine l’olio di fegato di merluzzo è una delle principali fonti di vitamina D e anche una ricca fonte di vitamina A e acidi grassi omega-3 antinfiammatori. Sì anche allo sgombro e al burro.

 

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