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Pressione alta dai 30 anni: cosa si rischia

21 Agosto 2019 - di Silvia_Di_Pasquale

Avere la pressione alta già a partire dalla metà dei trent’anni aumenta il rischio di declino cognitivo e demenza. Lo suggerisce una ricerca condotta dall’University College di Londra. Gli studiosi ritengono che ci sia un “periodo sensibile” nella prima mezza età – all’incirca tra i 36 e i 53 anni – in cui la pressione alta è particolarmente dannosa per il cervello.

Come si legge sul Daily Mail, i ricercatori hanno utilizzato le informazioni di un gruppo di 500 persone. I partecipanti sono stati sottoposti a pressione sanguigna per tutta la vita e negli ultimi anni, tra i 69 e i 71 anni, sono stati sottoposti a scansioni del cervello. E’ stato scoperto che coloro che avevano la pressione sanguigna alta o in aumento tra i 36 ei 53 anni hanno mostrato una diminuzione del volume del cervello all’età di 71 anni.

L’autore principale, il professor Jonathan Schott, ha dichiarato: “Questo gruppo unico di individui, che hanno contribuito alla ricerca per tutta la vita, ha già plasmato la nostra comprensione dei fattori che influenzano la salute durante la vita. I risultati suggeriscono che la pressione sanguigna anche a 30 anni potrebbe avere un effetto a catena sulla salute del cervello quattro decenni dopo. Abbiamo scoperto che la pressione sanguigna più alta e in aumento tra i 36 e i 53 anni ha le associazioni più forti con un volume del cervello più piccolo e aumenti delle lesioni cerebrali della sostanza bianca nella vita successiva.

Poi ancora: “Noi ipotizziamo che questi cambiamenti possano, nel tempo, comportare un declino della funzione cerebrale, ad esempio alterazioni del pensiero e del comportamento, rendendo quindi il caso per colpire la pressione sanguigna nella mezza età, se non prima”.

Non bisogna dimenticare che la cura dell’ipertensione, avvertono gli esperti, passa infatti dalle ‘tre C’ di Controlli regolari, Camminate per fare il giusto movimento ma anche Carrello di cibi sani, per una dieta salva-arterie.