Dimagrire, 5 motivi per cui potresti non perdere peso

Dimagrire, 5 motivi per cui potresti non perdere peso

Dimagrire in presenza dei chili di troppo è una scelta non solo estetica ma anche salutare. Perdere peso in modo massiccio (10-15 chili) può portare una regressione del diabete se ancora in fase iniziale. Unire qualche esercizio di meditazione alla dieta potrebbe potenziarne gli effetti dimagranti, ma sono l’alimentazione sana e il movimentosono le chiavi per un dimagrimento di successo. Ci sono una serie di errori che potrebbero rendere la lotta al sovrappeso più ardua. Vediamone alcuni.

Non bere abbastanza acqua. Una corretta idratazione è una valida alleata per regolare il senso della fame, eliminare le tossine in eccesso e accelerare gli effetti di una dieta ipocalorica attraverso il meccanismo della termogenesi. L’ipoidratazione, ovvero non bere a sufficienza, è correlata all’aumento del peso corporeo e alle sue conseguenze.

Non mangiare abbastanza proteine, che danno un senso di sazietà. Quante mangiarne al giorno? Dipende dal peso, ma la maggior parte delle donne dovrebbe assumere dai 40 agli 80 grammi.

Passare troppo seduti. Meglio alzarsi e camminare per almeno due minuti ogni ora. Vivere per venti anni in condizioni di sedentarietà raddoppia il rischio di morte prematura rispetto a chi resta fisicamente attivo nell’arco del tempo. Lo ha rivelato uno studio norvegese, condotto presso l’Università di Trondheim.

Fai molto sport, ma non basta. Non si può perdere peso facendo solo sport: è necessario rimodulare la dieta. E’ quanto emerso da una ricerca della Bangor University pubblicata sulla rivista Applied Physiology, Nutrition and Metabolism. Gli studiosi hanno giustificato questo fenomeno come nella richiesta, da parte del corpo, della compensazione delle perdite energetiche dopo l’esercizio fisico.

Troppo stress non aiuta a dimagrire. Anche se moderato può ‘sabotare’ la dieta, facendo in modo che a livello cerebrale la ‘ricompensa’ data dal cibo risulti più forte dell’intenzione di mangiare sano. Lo ha affermato uno studio dell’università di Zurigo pubblicato dalla rivista Neuron.

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