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Obesità, gli scienziati rivalutano i ruolo dei carboidrati

Per decenni, le cause dell’obesità – e il modo più efficace per perdere peso – sono state oggetto di accesi dibattiti tra scienziati e operatori sanitari. Secondo una teoria, nota come “modello carboidrato-insulina“, cibi e bevande che contengono grandi quantità di carboidrati causano un picco nei livelli di insulina nel sangue. Questo, a lungo andare promuove l’accumulo di grasso e l’aumento dell’appetito, portando all’obesità. Studi recenti, invece, suggeriscono che questo modello potrebbe essere una semplificazione eccessiva.

I dietisti citano spesso il modello carboidrato-insulina per spiegare il successo di diete ad alto contenuto di grassi e basso contenuto di carboidrati come la dieta chetogenica. A differenza dei carboidrati, i grassi alimentari non causano un picco nei livelli di insulina subito dopo un pasto. Questo ridurrebbe il rischio di obesità.

Dall’altro lato il modello di bilancio energetico fa meno distinzione tra carboidrati e grassi. Si concentra sull’equilibrio tra l’apporto calorico totale attraverso il mangiare e il bere e il dispendio calorico totale attraverso l’attività fisica. Secondo questo modello, se l’apporto calorico supera la spesa energetica, il risultato sarà -nel tempo- un aumento di peso e quindi obesità. Ma se le calorie bruciate superano l’assunzione di calorie, il risultato finale sarà la perdita di peso.

Modello troppo semplicistico per spiegare l’obesità?

Scrivendo sulla rivista Science, due scienziati sostengono che il modello carboidrato-insulina è eccessivamente semplicistico. E che l’obesità non è causata solo da questo fattore. John Speakman, dell’Università di Aberdeen nel Regno Unito, e Kevin Hall, del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases a Bethesda, MD, non contestano il successo di diete ad alto contenuto di grassi e a basso contenuto di carboidrati per alcuni individui. Riconoscono che l’insulina svolge un ruolo importante nella regolazione del grasso corporeo. Ma si chiedono se l’effetto dell’insulina sugli adipociti dopo aver mangiato cibi ricchi di carboidrati sia l’unico responsabile dell’aumento di peso e dell’obesità.

Lo studio citato dai due scienziati

I due scienziati citano uno studio del 2020 effettuato sui topi che ha confrontato l’effetto di 29 diete diverse sul grasso corporeo. Di queste, 16 diete hanno mantenuto un apporto costante di proteine ​​variando il contributo relativo di grassi e carboidrati all’apporto calorico totale. Il modello carboidrato-insulina prevede che più carboidrati sono presenti in una dieta, più alti saranno i livelli di insulina dopo aver mangiato.

Di conseguenza, secondo il modello, i topi dovrebbero produrre più grassi e aumentare il loro apporto calorico totale.

Tuttavia, dopo 12 settimane – più o meno equivalenti a 9 anni negli esseri umani – i topi che seguivano diete ricche di carboidrati consumavano meno calorie e avevano guadagnato meno grasso e peso corporeo complessivo.

Questo nonostante i livelli di insulina circolante nel sangue più elevati dopo aver mangiato.

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Obesità, studi sugli esseri umani

Riconoscendo che gli studi sui topi potrebbero non riflettere ciò che accade negli esseri umani, gli autori citano ricerche su persone che hanno prodotto risultati simili.

Per esempio, un altro studio recente ha confrontato l’effetto di due diete su persone con eccesso di peso. Ogni dieta è durata 2 settimane. Una comprendeva circa il 10% di carboidrati e il 75% di grassi, mentre l’altra comprendeva circa il 75% di carboidrati e il 10% di grassi. Ai partecipanti è stato permesso di mangiare quanto volevano. Come previsto dal modello carboidrato-insulina, la dieta ad alto contenuto di carboidrati ha comportato un aumento maggiore dei livelli d’insulina dopo i pasti.

Tuttavia, i partecipanti alla dieta ad alto contenuto di carboidrati hanno consumato meno calorie. Hanno anche riferito di sentirsi altrettanto soddisfatti dopo aver mangiato rispetto a quelli della dieta a basso contenuto di carboidrati.

Solo la dieta ad alto contenuto di carboidrati ha comportato una significativa perdita di grasso corporeo.

Speakman e Hall sostengono che l’insulina colpisce molti organi del corpo e non solo dopo i pasti. Scrivono che il suo ruolo nella regolazione del grasso corporeo “è meglio compreso come parte di una rete dinamica di fattori che controllano e mediano gli effetti dello squilibrio energetico”.

Ad esempio, dicono che alti livelli di insulina, combinati con segnali dal tessuto adiposo, dicono al cervello di ridurre l’assunzione di energia quando la quantità di grasso corporeo supera una soglia critica.