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Miso, il condimento giapponese alleato della longevità

Gli adulti di mezza età che mangiano regolarmente pasta di miso aggiunta a sushi e minestre hanno un dieci per cento in meno di possibilità di morire giovani. E’ quanto emerge da uno studio giapponese pubblicato sul British Medical Journal.

Il miso, che significa “fagioli fermentati”, è una pasta aggiunta a sushi, zuppe e condimenti per insalate. Mentre il natto è un piatto composto da semi di soia fermentati appiccicosi e filanti. I prodotti di soia fermentati sono più ricchi di fibre, potassio e componenti bioattivi come l’isoflavone rispetto alle loro controparti non fermentate. I ricercatori affermano che questi alimenti contengono composti benefici che, ad esempio, aiutano a mantenere stabile il colesterolo.

Come si legge sul Daily Mail, il team guidato dal National Cancer Center, in Giappone, ha studiato i collegamenti tra diversi tipi di prodotti a base di soia e morte per qualsiasi causa, anche in rapporto al cancro, alle malattie cardiovascolari, a quelle respiratorie. Sono stati analizzati i casi di 42.750 uomini e 50.165 donne di età compresa tra 45 e 74 anni, che hanno compilato questionari dettagliati sulle loro abitudini alimentari e sullo stile di vita.

Gli studiosi sono giunti alla conclusione che una maggiore assunzione di soia fermentata era collegata a un rischio significativamente più basso di mortalità per tutte le cause al 10%. L’assunzione totale di soia, compresi prodotti come tofu, latte di soia, okara, non ha influito sulla mortalità.

Kayo Kurotani e Hidemi Takimoto, del National Institutes of Biomedical Innovation, Health and Nutrition, hanno scritto: “Sempre più prove hanno suggerito che i prodotti fermentati di soia sono associati a benefici per la salute. Il fatto che le persone mangino tali prodotti dipende dalla loro cultura alimentare, ma alcuni paesi includono già prodotti a base di soia e soia fermentata nelle loro linee guida dietetiche”.

Sono tuttavia necessari ulteriori conferme scientifiche perché lo studio è stato solo osservazionale e non ha chiarito i rapporti di causa effetto. Inoltre, potrebbero esserci fattori aggiuntivi della dieta e dello stile di vita non analizzati dalla ricerca.