Mal di schiena non passa? Forse è spondilite anchilosante

Mal di schiena non passa? Forse è spondilite anchilosante

Sembra mal di schiena ma non lo è: forse si tratta di spondilite anchilosante. Molto poco conosciuta, questa patologia colpisce 18mila italiani. E può essere trattata efficacemente solo se la diagnosi è precoce.

 

La spondilite anchilosante è una patologia infiammatoria cronica immuno-mediata. Nel gruppo delle malattie reumatiche infiammatorie, è la più comune dopo l‘artrite reumatoide. “La sua prevalenza, spiega Ilaria D’Emilia, reumatologa dell’Istituto Neurotraumatologico Italiano dove è responsabile del Centro Antares per Farmaci Biologici, varia dallo 0,01 al 0,5%, con un’incidenza 3 volte maggiore nel sesso maschile e la sua massima incidenza è in età giovane-adulta, in genere prima dei 45 anni. In un’alta percentuale dei casi, la diagnosi resta misconosciuta per alcuni anni”.

La ragione di questo ritardo nella diagnosi, chiarisce D’Emilia, “sta nel fatto che il sintomo di esordio della malattia è spesso una lombalgia persistente. Solo dopo un’attenta valutazione da parte di uno specialista si può sospettare la natura infiammatoria di tale lombalgia ed arrivare ad una diagnosi più precoce”.

Oltre al mal di schiena ci sono altri sintomi che rendono inequivocabile la diagnosi: postura scorretta durante i movimenti, difficoltà nel flettersi, fino a sviluppare persino una difficoltà nella respirazione, per coinvolgimento della muscolatura respiratoria. In quel momento purtroppo, i danni causati dalla malattia non sono reversibili.

Il ritardo nella diagnosi si riflette su un ritardo nel trattamento farmacologico. Al contrario la diagnosi precoce, dato il ricco armamentario farmacologico di cui oggi disponiamo, costituisce la condizione fondamentale per arrestarne l’evoluzione. “Negli ultimi anni, spiega l’esperta, l’utilizzo delle tecniche raffinate di imaging, in particolare della risonanza magnetica, ha contribuito a diagnosticare la spondilite anchilosante nelle fasi precoci di malattia, ancor prima che vi sia la positività radiografica. Ciò ha permesso di identificare pazienti con a cui offrire l’opportunità di un trattamento precoce”.

Quanto ai farmaci, l”introduzione, negli ultimi vent’anni, dei farmaci biotecnologici ha cambiato radicalmente la storia di questa patologia, grazie anche alla scoperta di nuove molecole inibitorie coinvolte nella patogenesi della malattia.

Notevole importanza riveste anche la terapia fisica: una rieducazione posturale globale, fatta da terapisti esperti, per mobilizzare la colonna bloccata, associata a ginnastica respiratoria per contrastare la tendenza ad una forma costrittiva di insufficienza respiratoria. Sono inoltre indicati tutti gli sport che coinvolgono il movimento della colonna e non causano un aumento del dolore, primo fra tutti il nuoto.

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