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Ictus: per combatterlo bisogna “raffreddare” il cervello

20 Marzo 2012 - di Claudia Montanari

ROMA – Per evitare che l’ictus possa lasciare danni cerebrali irreversibili  bisogna “raffreddare” il cervello. Entro sei ore dal ricovero, portando la temperatura del cervello a 34-35 gradi, si possono salvare molti pazienti e ridurre i danni ai neuroni. Scrive il Corriere della Sera: “L’Unione europea ci crede e stanzia 11 milioni di euro per finanziare uno studio senza precedenti a cui partecipano 60 università ed ospedali di 25 Stati membri. L’obiettivo? Trattare 1.500 colpiti da ictus con l’ipotermia terapeutica e, se funziona, adottarla in tutta Europa”.

L’ipotermia, che già si è dimostrata efficace nei casi di danni al cervello in seguito ad arresto cardiaco o lesioni alla nascita, mette in “letargo” il cervello riducendo il suo fabbisogno di ossigeno. “Il finanziamento europeo costituisce un’opportunità unica”, spiega Francesco Orzi, Dipartimento di neuroscienze, salute mentale ed organi di senso (Nesmos) dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. E’ il responsabile per l’Italia dello studio. “Portare il cervello colpito ad una temperatura di 34-35 gradi centigradi costituisce l’intervento protettivo con maggiori probabilità di successo. Nelle sperimentazioni ha dimostrato di poter ridurre di un terzo il volume dell’infarto cerebrale”.

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