Grasso difficile: sport più efficace di farmaci

Grasso difficile: sport più efficace di farmaci

 ROMA – Per smaltire il grasso più difficile, quello interno e viscerale, l’esercizio fisico è più efficace dell’intervento farmacologico. Ad arrivare a questa conclusione sono stati i ricercatori dell’Ut Southwestern Medical Center che hanno hanno messo a confronto due modalità per perdere peso: una, la modifica dello stile di vita (con l’esercizio fisico) e l’altro, l’intervento farmacologico.

Gli studiosi hanno valutato i cambiamenti nel grasso viscerale in 3.602 partecipanti per un periodo di 6 mesi. Sia l’esercizio fisico sia le medicine hanno prodotto meno grasso viscerale, ma le riduzioni erano più significative per ogni chilo di peso corporeo perso con lo sport.

Il grasso viscerale, spiega Ian J. Neeland, uno dei ricercatori che ha condotto l’analisi, “può colpire gli organi locali o l’intero sistema del corpo. In genere può influenzare il cuore e il fegato, così come gli organi addominali”.

Per Neeland gli elementi da analizzare sono sia la posizione del grasso, sia il tipo: “se si misura solo il peso o l’indice di massa corporea, è possibile sottostimare il beneficio per la salute della perdita di peso”, ha aggiunto. La ricerca è stata pubblicata su Mayo Clinic Proceedings.

Il problema del grasso viscerale è molto sentito anche in Italia. Secondo recenti stime, per esempio, il fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (Nafld) al momento è la malattia al fegato più comune al mondo, e colpisce soprattutto gli obesi e i diabetici. A causarla è soprattutto una alimentazione scorretta, ricca di grassi e di calorie, e povera di frutta e verdura.

Negli ultimi anni si è capito che questo effetto negativo della dieta viene mediato dal microbiota intestinale, ovvero l’insieme di miliardi di batteri localizzati nel piccolo intestino, con il compito di facilitare la digestione e l’assorbimento degli alimenti che passano dallo stomaco nell’intestino.

La dieta che si segue modifica la composizione del microbiota. Un microbiota meno vario predispone ad una serie di patologie: cambia il metabolismo degli zuccheri e dei grassi, predispone al sovrappeso e all’insulino-resistenza (e quindi ad obesità e diabete), ma anche alle patologie cardiovascolari, ai tumori e alla steatosi epatica non alcolica, ovvero al fegato grasso. 

Secondo alcune stime, entro il 2030 il fegato grasso sarà la principale causa di cirrosi e la prima causa di ricorso al trapianto di fegato, più delle epatopatie dovute al virus dell’epatite e alla cirrosi alcolica.

Per invertire questa tendenza è fondamentale una dieta ricca di frutta e verdura, che mantiene vario e sano il microbiota intestinale.

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