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Embolia polmonare o trombosi venosa: un morto ogni 37 secondi

Tromboembolismo venoso: una patologia poco nota che però uccide una persona ogni 37 secondi ed è la terza malattia cardiovascolare più diffusa dopo la sindrome coronarica e l’ictus.

Il tromboembolismo venoso consiste nella formazione di coaguli di sangue nelle vene e nella conseguente embolia polmonare o trombosi delle gambe. Al Congresso dell’International Society on Thrombosis and Haemostasis sono stati presentati i primi risultati del registro Garfield su diecimila pazienti (anche italiani) colpiti da embolia polmonare o trombosi venosa profonda alle gambe, che causano più del doppio delle vittime di Aids, tumore al seno, cancro alla prostata e incidenti stradali. In Europa e negli Stati Uniti sono infatti 780mila i morti ogni anno.

In Italia, ricorda Repubblica, ogni anno si verificano 150-200 nuovi eventi per 100mila abitanti e 70-100 ricoveri per embolia polmonare, e in quasi un caso su cinque si tratta di pazienti con tumore. Questo perché le cellule tumorali producono sostanze che favoriscono la trombosi. Inoltre spesso le procedure invasive (compresa la chemioterapia) che i pazienti con tumore ricevono possono favorire questa malattia.

Le persone che più facilmente vengono colpite dal tromboembolismo sono pazienti ricoverati in ospedali e donne che assumono contraccettivi orali.

Negli ultimi anni le possibilità terapeutiche per il tromboembolismo venoso sono aumentate e gli specialisti vogliono capire come queste innovazioni si stanno ripercuotendo sulla vita dei pazienti. Da una prima analisi dei dati del registro Garfield è emerso che la metà dei pazienti prende ancora gli anti-coagulanti di vecchia generazione, ma l’altra metà usa i nuovi farmaci anticoagulanti orali diretti in compresse senza più necessità di iniezioni, cosa che facilita di molto la vita.

 

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